Bastardi senza gloria
| di Matteo Napolitano |

Tarantino sembra definitivamente aver perso il suo smalto, arrancando fra luoghi comuni e leggittimazioni tematiche.
L'ambientazione storica di Bastardi senza gloria faceva presagire una storpiatura del continuum temporale, ma il risultato è comunque sconvolgente.
In una Francia occupata dai nazisti si intrecciano diverse storie, accomunate dalla resistenza all'invasione tedesca, e dalla tacita volontĂ di eliminare il pericolo hitleriano alla radice.
L’elemento centrale della narrazione sembra essere inizialmente il gruppo che presta il titolo alla pellicola, quegli inglorious basterds assemblati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt), dopo un’accurata campagna di reclutamento fra soldati di origine ebraica.
Dopo un paio di sequenze tanto pulp quanto insensate e fuori luogo (fra cui spicca un “bastardo” che fracassa crani con una mazza da baseball, nel segno della più spicciola cultura yankee), il gruppo viene a lungo accantonato, sprofondando il film in una interminabile successione di scene dialogate, che nonostante la noiosità rimangono forse la parte migliore, quella più vicina alla narrazione storiografica.
La tensione cova sotterranea nelle riunioni fra gerarchi delle SS e personaggi che non sono quello che sembrano, come la giovane Shoshanna, gestrice di un cinematografo e superstite della strage semita compiuta nella sequenza iniziale.
I personaggi si dividono fra cliché stravecchi e figure del tutto irrealistiche, come l’eroe nazista, reduce da una resistenza supereroistica su di una torretta (con annessa strage di americani), che però approccia timidamente la giovane Shoshanna, ricevendone rifiuti a iosa senza battere ciglio, salvo una parziale irruenza verso la fine, o il proiezionista di colore palestrato al punto giusto che rappresenta in maniera molto semplicistica un’istanza di minoranza ribelle universale, un anelito di libertà che viaggia attraverso gli oceani come uno spirito unitario, ma che si rivela poco efficace per lo spazio esiguo che Tarantino gli concede.
A tutto ciò vanno aggiunti la strage finale di nazisti nel menzionato cinema, con tanto di soldato ebreo che entra con il mitra spianato alla Scarface falcidiando Hitler e Goebbels, entrambi dipinti come in una macchietta da avanspettacolo del dopoguerra, Brad Pitt che parla siciliano come il Padrino e fa le faccette come Franco Franchi, situazioni riciclate da Le Iene nelle locande francesi e massicce dosi di linguaggio pulp che disturbano senza divertire.
Se dopo Grindhouse: A prova di morte il giudizio su Tarantino vacillava ancora fra il genio e l’idiota totale, adesso la risposta sembra essere definita del tutto.
Matteo Napolitano






















recensione di una saccenza
recensione di una saccenza fastidiosissima. Il clou è il momento in cui si arriva a dare dell'idiota totale a Tarantino. Immagino come tale spietato e pungente recensore si auguri che nessuno mai, leggendo i suoi scritti, possa pensare l'identica cosa di lui.
Saluti.