Schettino, un comico contro l’universo dei media



di Stefano Vosa

Al Delle Palme presenta “Se tocco il fondo…sfondo”
Quattro anni di esilio volontario dalla tv dei tormentoni comici usa e getta. Anni in cui l’attore che molti ricordano come il “fondamentalista napoletano” di vari cabaret televisivi  ha battuto strade nuove, inattese, per la sua ricerca comica. Nello spettacolo presentato al Delle Palme i monologhi (cavallo di battaglia del comico) non scompaiono ma vanno a collocarsi all’interno di una trama ben congegnata e di lucida denuncia sociale. Nello show televisivo “Uno qualunque”,prototipo in  cui si può riconoscere tanta trash tv nostrana, un presentatore con manie di grandezza aspetta con ansia il concorrente della puntata.  Arrivato  poco prima della messa in onda il concorrente(Schettino) non ha modo di comprendere a cosa stia andando in contro ma è eccitato e pronto a tutto pur di “sfondare”.  Tramite il televoto da casa il pubblico decide le sorti e la carriera di uno sconosciuto in cerca di notorietà. Ma il gioco si trasforma in un gioco al massacro che  fa uso di tutti i luoghi comuni per banalizzare e spettacolarizzare la realtà. Il concorrente è chiamato a raccontare una Napoli fasulla, aggrappata agli stereotipi che il razzismo del conduttore ha imposto come scaletta.  Violenza esasperata e miseria da commiserare, furbizia e Pulcinellismo a buon mercato.

La deformazione passa in un crescendo dalla città all’esistenza privata e apre il campo alla mercificazione dei sentimenti. In un puntuale quanto aberrante quadretto sfilano i caratteri della sceneggiata; il concorrente è un ex drogato e sua madre accetta di rincontrarlo proprio davanti alle telecamere. Il meccanismo fagocitante dello show travolge anche l’arte e la musica che compare nelle vesti di un neomelodico kitsch  e per questo accalappia ascolti. La commedia si muove su più piani tra i quali spicca il dualismo tra la realtà fittizia dello show e rari intermezzi comici di Schettino che galleggiano al margine della storia e servono a ristabilire alcune verità.

Il finale è amaro e non lascia spazio a illusioni; la logica del successo e le conseguenti  manie di grandezza  travolgono anche chi  ne sembrava immune . Il valore dell’individuo è  solo quello di una merce che ricerca con ogni mezzo il potere per sopravvivere. Ironia ,sarcasmo ma anche  attimi di divertimento puro rendono la commedia scorrevole senza farla perdere di intensità. Per la prima volta Schettino si cimenta nel ruolo di attore-autore di commedie e l’esperimento si può dire pienamente  riuscito.

Stefano Vosa
20 febbraio 2010

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