Cristicchi incanta il pubblico della Feltrinelli



di Stefano Vosa

Numerosi fuori programma alla presentazione di “Grand Hotel Cristicchi”

Un vulcanico Simone Cristicchi si concede per più di un ora al suo pubblico regalando un immagine di artista a tutto tondo. Ironia pungente (Emanuele Filiberto in primis) ma anche tanti temi civili scottanti e oscurati dai media. Ed è proprio dai media che Simone parte, dalla loro capacità di far scomparire i fatti (Travaglio docet) creando cosi una civiltà della disinformazione. Lo spunto è il graffiante pastiche di “Meno male” brano portato all’ultimo Festival di Sanremo.  Brano che ha sdoganato dietro il motivetto falsamente scacciapensieri un tema attualissimo nel nostro paese e dove c’è posto per versi di dura denuncia : “La verità è come il vetro che è trasparente se non è appannato/per nascondere quello che c’è dietro basta aprire bocca e dargli fiato”.


Si passa poi dal grido d’allarme  attraverso il progetto vendicativo/rivoluzionario di un pesce intossicato dai rifiuti ne “Il pesce amareggiato” al dramma di infanzie negate “Tombino”. Dal nuovo album al teatro il passo è breve e Cristicchi decide di fornire un anteprima al pubblico di un monologo in romanesco sulla campagna di russia che porterà presto nei teatri italiani.

Sono sempre gli ultimi,gli emarginati a suscitare l’interesse dell’eclettico cantautore, come nello sguardo ricco di umanità con cui tratteggia i contorni di una storia d’amore nata in una casa di riposo “L’ultimo valzer”.

Gustosissimo poi il siparietto in cui, complice un problema alla chitarra, Cristicchi improvvisa canzoni neomelodiche per il divertimento del pubblico. Non manca però un omaggio  alla  vera canzone napoletana; l’esibizione a cappella di una riuscitissima “Era de maggio”.  Poi ancora dal vivo “Meteora” e “Ti regalerò una rosa”. Il cantautore ferma i ricordi dell’adolescenza; la carriera da fumettista precoce e la collaborazione con Jacovitti,l’innata vocazione di inventare storie che  prosegue ancora attraverso i testi delle sue  canzoni. Il dibattito si chiude su “Genova brucia” una canzone dura sui fatti del G8 e che lo stesso autore rivela essere stata censurata per anni dalla  sua casa discografica per timore di querele.  Testo ritenuto sconveniente per  frasi come “I mandanti della strage sono ancora in parlamento” ma che ha il pregio (comune all’intero disco) di analizzare con lucidità quasi spietata il mondo in cui viviamo.

Stefano Vosa
13 marzo 2010

è un vero artista

è un vero artista Cristicchi, poeta e uomo di teatro come pochi, fra Gaber e Faber, con le dovute differenze :D

Matteo

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