Zingari di merda – storia di una diversità temuta
| di Alessandra Cardone |
Il reportage di Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti, in viaggio verso la terra sconosciuta dei Rom
Un viaggio in Serbia alla ricerca dell’Altro, dei Rom e dell’origine della loro ferita, quella che li ha spinti a cercarsi un altro posto in cui provare a vivere una vita diversa, un viaggio per capire da dove vengono questi “alieni” di cui, su tutti i giornali, si dice che uccidano la gente, stuprino le ragazze, rubino i bambini. Un reportage che fa risalire a galla (o più appropriatamente bisognerebbe dire da sotto terra – perché è lì che vivono molte comunità Rom, come accade nella città di Listaeva), fa risalire la differenza come la vena che apporta il sangue al nostro mondo, lo fa vivere, per mostrare all’opinione pubblica che cosa c’è veramente dietro quella differenza che, per la maggior parte di noi, è diventata così spaventosa e temibile.
Trascinato in questa storia “maledetta” da Giovanni Giovannetti (fotografo-giornalista, da molti anni impegnato nell’azione di volontariato per la comunità di zingari che hanno occupato una fabbrica, la Snia, di Pavia), Antonio Moresco racconta di come il viaggio con lui, accompagnati da Dumitru, uno degli zingari occupanti e poi sgomberati dalla Snia, sia stata l’occasione per conoscere e aprirsi a un’alterità marchiata dal segno dell’animalità eppure umanità, che forse si aspettava molta più accoglienza di quanto non avesse sentito sull’Italia, e da cui invece ha ricevuto solo comportamenti xenofobi e intolleranti.
L’obiettivo del reportage, come è emerso dall’incontro alla Feltrinelli di piazza dei Martiri a Napoli, dove i due autori hanno presentato il libro, è quello di mostrare (e le fotografie sono servite proprio a questo) l’esistenza di un “universo parallelo” fatto di povertà, di degradazione, di contraddizioni e di voglia di riscatto.
“Anche noi siamo stati zingari” sentenzia Antonio Moresco: nella storia dell’umanità ci sono sempre stati gli spostamenti, le migrazioni, tutti i popoli del mondo hanno cercato e cercano ancora oggi una nuova vita, lontana dalla miseria e dalla povertà, allo stesso modo delle comunità Rom, che nei loro paesi vivono situazioni drammaticamente disastrose, situazioni di cui nessuno è conoscenza, perché i giornali non ne parlano, piuttosto creano notizie su di essi tali da infondere un senso di paura nell’opinione pubblica nei confronti di questi “alieni”, allo scopo di distrarci dagli altri problemi che stanno affliggendo l’Italia.
Il punto è che non ha senso avere paura di questa gente: la cosa più importante da fare è “attrezzarsi di un’idea più veritiera di come vanno le cose, la vita, gli spostamenti”, perché dietro a quello che ci viene raccontano, e che per il 90, forse 99,9% dei casi, non è verità, c’è sempre un segreto rimasto celato per comodità.
L’origine della ferita sta in quei cani scheletrici che gli autori si vedono uscire da sotto terra – dove vivono intere comunità d uomini, donne e bambini; sta in quelle baracche dove i bambini camminano a piedi nudi mentre fuori la temperatura scende al di sotto dei 0 gradi; sta in quel ragazzo investito come un cane da un’auto pirata (Dumitru, lo stesso ragazzo che ha accompagnato con la sua macchina gli autori in Romania); sta in tutta questa situazione di povertà disastrosa che però, contraddittoriamente, si trova a convivere con l’installazione di una delle più famose e grandi fabbriche italiane come la Pirelli che sfrutta la manodopera rumena per risparmiare sui costi aziendali. Questo è ciò di cui il libro di Moresco e Giovannetti si fa testimone.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare leggendo il titolo del libro, Zingari di merda, non si tratta quindi di un’ennesima condanna al popolo Rom. Lontani dal giornalismo asservito dei nostri tempi, Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti hanno aperto uno spiraglio su una delle tante verità celate, come quella dei Rom, che vigono nel nostro paese: una verità che vuol dire confronto, apertura alla diversità è quindi arricchimento di noi stessi. L’espressione utilizzata per il titolo, come ci spiegano gli autori, è stata acquisita da parte degli zingari stessi, come una sorta di saluto di riconoscimento: Man mano che camminiamo, a piccoli passi nella neve e nel freddo intenso, cominciamo a incrociare come apparizioni facce zingare che Dumitru ogni volta ci indica da lontano nel suo solito modo: “Ecco, quello è uno zingaro di merda!” Oppure dice soltanto: “Zingaro di merda!” indicandolo cerimoniosamente con la mano. E gli zingari di merda, molti dei quali conoscono qualche parola di Italiano perché sono stati anche in Italia durante le loro peregrinazioni, ridono divertiti. [passo tratto dal libro]
“Esistono riposte diverse alla vita” e di questo dobbiamo essere consapevoli perché l’Altro siamo anche noi, con esso ognuno di noi è chiamato a misurarsi per riconoscere se stessi.
Alessandra Cardone
3 ottobre 2008
NOTA SU ANTONIO MORESCO
Da uno speciale sull’autore in: http://www.arpnet.it/cs/speciali/moresco.htm
Antonio Moresco è un autore poco conosciuto fino a poco tempo fa. I suoi libri, 17 per la precisione, sono stati pubblicati quasi tutti dopo molti anni dalla loro data di stesura. Questo “ritardo” è molto probabilmente dovuto a un’opposizione tra la logica editoriale dell’autore e quella attualmente vigente in Italia.
Oggi il mondo editoriale italiano ha decentrato la funzione culturale tradizionale dell’editoria, affidandola ad agenzie private, scuole di scrittura e, di conseguenza, scompare la figura dell’editore di cultura che sceglie i testi in base ai suoi gusti e alla sua sensibilità. Le agenzie private e le scuole di scrittura, oggi, sono prevalentemente chiuse a ogni tipo di innovazione e sottovalutano qualunque prodotto non si allinei alle tendenze dominanti.
La scrittura per Moresco è, invece, “lotta, invasione, sconfitta, vittoria. E la letteratura, per conto suo, è la manifestazione irriducibile del reale, la carne e il sangue di chi scrive e legge. I temi ricorrenti nei libri di Moresco (solitudine, realtà insana, sogno, incubo, iperrealismo, l’Altro) rispecchiano proprio questa logica illogica, questo carattere alienato rispetto alle tendenze dominanti e forse è proprio per questo che fino ad oggi la sua scrittura non è stata apprezzata, o almeno non ha attirato l’attenzione di un editore.
Autore: Antonio Moresco
Titolo: Zingari di merda
Fotografie di Giovanni Giovannetti
Editore: Effigie Edizioni, 2008.
Zingari di merda - testo già pubblicato su Il Primo Amore
Le chiamano “morti
Le chiamano “morti bianche” e sono la vera emergenza, ma nel suo intervento Anonymus non ne parla. Ogni anno se ne contano a centinaia, se non migliaia: nel 2007 in Italia se ne sono avute 1.170 di cui 170 sono immigrati: una strage. Nel 2008 i morti sul lavoro sono stati “solo” 1.120, uno ogni otto ore, quasi il doppio della media europea. Gli stranieri in Italia sono 4,5 milioni, circa il 7 per cento della popolazione, ma la percentuale dei lavoratori immigrati morti o sul lavoro o andando al lavoro sale al 14,5 per cento: più del doppio!
E le “politiche securitarie”? Con molto clamore, nei mesi scorsi il Governo Berlusconi ha posto la fiducia su alcuni passaggi anticostituzionali del suo ‘pacchetto sicurezza’. Senza alcun clamore, per il triennio 2009-2011 lo stesso Governo prevede una riduzione dell’organico delle forze di Polizia di almeno 40mila operatori e tagli di spesa per più di 3 miliardi di euro. Il Governo conferma la riduzione del 50 per cento delle indennità per i servizi in strada e per il controllo del territorio, nonché la riduzione del 40 per cento della retribuzione accessoria per malattia o infortuni sul lavoro.
L’Italia subisce un vistoso declino demografico (con 1,34 figli a coppia il nostro Paese è tra i primi al mondo per la bassa natalità, ma siamo tra i più longevi) reso meno evidente dall’arrivo dei nuovi immigrati in un Paese dove gli stranieri concorrono alla ricchezza nazionale con 96 miliardi di euro (il 9 per cento del Pil) e pagano 4 miliardi di euro in tasse, quando lo Stato spende per loro non più di un miliardo. I lavoratori stranieri versano all’Inps 6,5 miliardi (il 4 per cento del totale, esclusi i lavoratori autonomi e parasubordinati), hanno un’età media di 31 anni e non potranno ottenere la pensione prima del 65° anno di età. Quindi, questi soldi servono a pagare la pensione non a loro ma ai nostri anziani, affidati a oltre 1 milione e 500mila badanti (quasi il doppio dei dipendenti del sistema sanitario nazionale) delle quali l’80 per cento lavora in nero.
Tuttavia le cifre raccontano una verità parziale, perché non si può documentare il lavoro nero presso italianissimi padroncini, pagato anche meno di 4 euro l’ora, a volte lavorando anche al sabato e alla domenica,
Gli immigrati hanno un tasso di attività (73 per cento) di 12 punti più elevato degli italiani e come ho detto sono creatori di ricchezza. E si tratta di lavoro materiale, quello diventato degradante per gli italiani, sempre più inclini a privilegiare lavori di concetto, cognitivi e gestionali.
E nemmeno di questo l' Anonymus di venerdì 27 novembre ci parla.
Giovanni Giovannetti
Vanno a lavorare
Le chiamano “morti bianche” e sono la vera emergenza, ma nel suo intervento Anonymus non ne parla. Ogni anno se ne contano a centinaia, se non migliaia: nel 2007 in Italia se ne sono avute 1.170 di cui 170 sono immigrati: una strage. Nel 2008 i morti sul lavoro sono stati “solo” 1.120, uno ogni otto ore, quasi il doppio della media europea. Gli stranieri in Italia sono circa 4 milioni, il 6,7 per cento della popolazione, ma la percentuale dei lavoratori immigrati morti o sul lavoro o andando al lavoro sale al 14,5 per cento: più del doppio!
E le “politiche securitarie”? Con molto clamore, nei mesi scorsi il Governo Berlusconi ha posto la fiducia su alcuni passaggi anticostituzionali del suo ‘pacchetto sicurezza’. Senza alcun clamore, per il triennio 2009-2011 lo stesso Governo prevede una riduzione dell’organico delle forze di Polizia di almeno 40mila operatori e tagli di spesa per più di 3 miliardi di euro. Il Governo conferma la riduzione del 50 per cento delle indennità per i servizi in strada e per il controllo del territorio, nonché la riduzione del 40 per cento della retribuzione accessoria per malattia o infortuni sul lavoro.
L’Italia subisce un vistoso declino demografico (con 1,34 figli a coppia il nostro Paese è tra i primi al mondo per la bassa natalità, ma siamo tra i più longevi) reso meno evidente dall’arrivo dei nuovi immigrati in un Paese dove gli stranieri – 4,5 milioni, oltre il 7 per cento della popolazione – concorrono alla ricchezza nazionale con 96 miliardi di euro (il 9 per cento del Pil) e pagano 4 miliardi di euro in tasse, quando lo Stato spende per loro non più di un miliardo. I lavoratori stranieri versano all’Inps 6,5 miliardi (il 4 per cento del totale, esclusi i lavoratori autonomi e parasubordinati), hanno un’età media di 31 anni e non potranno ottenere la pensione prima del 65° anno di età. Quindi, questi soldi servono a pagare la pensione non a loro ma ai nostri anziani, affidati a oltre 1 milione e 500mila badanti (quasi il doppio dei dipendenti del sistema sanitario nazionale) delle quali l’80 per cento lavora in nero.
Tuttavia le cifre raccontano una verità parziale, perché non si può documentare il lavoro nero presso italianissimi padroncini, pagato anche meno di 4 euro l’ora, a volte lavorando anche al sabato e alla domenica,
Gli immigrati hanno un tasso di attività (73 per cento) di 12 punti più elevato degli italiani e come ho detto sono creatori di ricchezza. E si tratta di lavoro materiale, quello diventato degradante per gli italiani, sempre più inclini a privilegiare lavori di concetto, cognitivi e gestionali.
E nemmeno di questo l' Anonymus di venerdì 27 novembre ci parla.
Giovanni Giovannetti






















vai a lavorare.
poi un giorno ti dedicherai a studiare i disoccupati italiani, i pensionati italiani,i lavoratori che non tirano a fine mese,magari italiani. gli studenti italiani. ti sei dimenticato che che i soldi per mantenerli li fregano alle nostre tasse. e non darmi del leghista che non lo sono. ne ho piene le tasche di terzomondisti d'accatto. guarda prima i problemi di casa tua. intellettualoide da bar.