San Barnaba, primo vescovo di Milano, esortava a non mangiare l'aquila, né lo sparviero, né il nibbio, né il corvo. La sua non era certo una prescrizione gastronomica ma morale. Egli paragonava i rapaci a quegli uomini che non sapendo procurarsi il cibo con la fatica ed il sudore, lo rubavano ad altri con malvagità e cupidigia.
Per il vescovo, questi volatili erano i soli a non procurarsi il cibo con le loro attività, ma oziosi, appollaiati, cercavano di divorare la carne altrui, pestiferi per la loro malvagità. In definitiva, il sant’uomo incitava il suo gregge a non unirsi e a non essere simili a tali uomini.
Provenienti dall’Asia centrale, gli sparvieri si sono diffusi in tutta l’Europa. A Napoli dimorano da oltre due secoli sui versanti collinari che dal Vomero degradano fin sulla Chiaja e su quelli che da via Manzoni scendono a Posillipo e a Mergellina.
L’Accipiter neapolitanus è un rapace di "basso volo" giacché non ama il rischio dell’impresa bensì le commesse statali ed i pubblici finanziamenti e non caccia le prede in terreno libero intercettandole dall'alto con l'acutissima vista, ma mimetizzandosi nei Palazzi del potere. Vive in colonie numerose e fondamentale alla loro sopravvivenza è la simbiosi mutualistica instaurata con i nefasti corvi della politica e con i temibili avvoltoi della criminalità organizzata.
Nell’Ottocento era facile avvistarli tra Piazza della Borsa, il porto, la Stazione centrale delle Ferrovie e piazza Carlo III. Tra l’altro non disdegnavano di cacciare tra gli opifici della Zona Aperta. Nel tempo, dopo aver razziato prede nel Rione Carità, migrarono nella periferia industriale orientale, nel Rione Flegreo ed in quel di Soccavo, sul Vomero ed il Rione Alto.
L’habitat naturale con il mutare dei tempi e con l’avanzare del degrado si è ridotto a poche, ma significative aree ove essi possono continuare con facilità a reperire il loro alimento base: beni demaniali e pubblici finanziamenti.
Si tratta per lo più di aree derivate dal fallimento dell’utopia nittiana di una Napoli industriale. Aree di notevole pregio posizionate ad Oriente e a Occidente della città. La prima emblematicamente evidenzia le tecniche di caccia dei nostri rapaci. Per aggredire la preda, infatti, scelgono un posatoio elevato su cui restano in attesa del momento favorevole per sferrare l’attacco. Uno stormo ha scelto di posarsi sulla candidatura a sindaco di De Magistris, un altro su quella di Lettieri. Schieramenti che continuano a fronteggiarsi con determinazione, al punto che il capo stormo degli sconfitti ha annunciato di voler restare in consiglio comunale per tutelare gli “interessi dei napoletani”.
In tutto questo roteare di ali, di artigli e becchi adunchi, i napoletani, ormai anime morte, incapaci di qualsiasi reazione d’orgoglio, non possono fare altro che stare a guardare e verificare fino a che punto il patto elettorale tra una parte della Confindustria locale e il candidato De Magistris peserà sulle scelte funzionali ed urbanistiche per l’ex area industriale orientale.
Lo spettacolo che offre la riqualificazione urbana dell’ex polo industriale di Fuorigrotta-Bagnoli è altrettanto sconfortante. Quel che comincia a prendere corpo nella piana di Coroglio, dopo anni di attese, dà l’idea di un’estemporanea occupazione dei suoli, dettata forse dal timore delle massime autorità politiche regionali e comunali di perdere consistenti finanziamenti europei. Dall’idea originale di Vezio de Lucia molte cose sono cambiate: dagli indici di fabbricabilità, alle cubature dell’edilizia, alla conseguente riduzione degli spazi verdi. Ma gli sparvieri non sono ancora esausti e si preparano a ghermire il litorale. La storia del porto-canale e quella più recente del Villaggio della vela dimostrano plasticamente quale sia il grado di aggressività dell’Accipiter nostrano.
L’area occidentale per le antiche e non valorizzate potenzialità sembra offrire a questa singolare specie le condizioni ottimali per la sua sopravvivenza. Le sue prede favorite sono, infatti, i business di piccola e media dimensione, ma non disdegna quelli di maggiore entità che entrano per disavventura nel suo raggio d'azione.
L’ultima, in ordine di tempo, è costituita dalle Terme di Agnano S.p.A. Su quest’antico e rinomato complesso termale, di cui il Comune di Napoli è l’azionista di maggioranza, gli sparvieri stanno provando ripetutamente di affondare i propri artigli tentando di portar via le attività di maggior pregio e lasciare quelle passive all’Ente pubblico.
Muta testimone, piagata dalle ferite degli artigli rapaci, la Mostra d’Oltremare continua ad essere una delle prede preferite dagli sparvieri di casa nostra. Del suo corpo ne hanno fatto scempio: un brandello al Banco di Napoli, un altro alla RAI, altri ancora ad un’industria di catering, ad una concessionaria automobilistica, alla Facoltà di Fisica. Gli ultimi assalti hanno avuto come esito conclusivo la trasformazione di alcuni edifici, tra cui lo storico Palazzo degli Uffici di Marcello Canino, in alberghi e la loro alienazione di fatto. Quindi dei 600mila mq. originari resta ben poco. Ormai l’Oltremare è entrata di diritto a far parte dei miti partenopei.
Quella che avrebbe dovuto essere il trait d’union tra l’Africa mediterranea e l’Italia e tra l’Italia e l’Europa, non è la sola vittima della voracità di questi uccelli. Le cicatrici sono tante ed evidenti: l’abusivismo edilizio della periferia urbana, l’Ospedale del mare, il porto turistico di Vigliena, la Galleria del mare.
La continua caccia dello sparviero napoletano sta modificando progressivamente ed in modo irreversibile lo stesso habitat del rapace. La qualità della vita continua a peggiorare mentre la ricerca di una stabile occupazione è fatica inutile. I corvacci, numerosi ed affamati, interrompendo lo spilluzzicamento di quel che resta del pasto dello sparviere, vorrebbero farci credere che tali operazioni servano a tutelare meglio il bene comune e a creare nuovi posti di lavoro.
Ma dov’è la visione d’insieme? La funzione da assegnare alla città? Quali sono il modello e le direttrici per lo sviluppo?
Quella degli sparvieri è una caccia a “volo basso”, limitata a soddisfare i propri appetiti e quelli dei funerei corvi fiancheggiatori. In definitiva essi fanno il loro mestiere e siano maledetti perché privano la città di ogni strategia di largo respiro e d’interesse comunitario. Ma stramaledetti siano coloro che dovrebbero prevenire, denunciare ed opporsi alla perpetuazione del saccheggio ed invece fingono di distrarsi.
Il sindaco De Magistris ha affermato che avrebbe indagato su quanto gira intorno alle aziende partecipate dal Comune. Un’altra delle sue tante dichiarazioni avventate.
Lidio Aramu







