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Le associazioni civiche ad una svolta esistenziale

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La retorica, ritenuta a torto un’arte demodé, vive ed è trionfante. Essa non è più l’arte del dire di ristrette oligarchie intellettuali, ma ha subito una profonda mutazione al punto che oggi si parla di “retorica digitale”. E’ quella che tracima dalle pagine web delle associazioni civiche. Una retorica utilizzata più come strumento di persuasione e di seduzione che come mezzo di rappresentazione di una visione del mondo, di un’architettura di pensiero. Una retorica in cui la contingenza viene elevata a valore.

Con essa si cerca di ottenere il consenso e l’investitura popolare. E lo straordinario successo del Movimento 5 Stelle ne dimostra appunto la potenza e l’efficacia. Al momento quella che si percepisce sulla rete “partenopea” è più auto-celebrativa, frammentata in mille rivoli, strumentale al riconoscimento del ruolo di leader dell’onda lunga del dissenso che quotidianamente si abbatte sulla diga del nulla eretta dall’amministrazione de Magistris.

L’onda dirompente delle “nuove” forme di aggregazione – associazioni civiche ed organizzazioni di categoria - potrebbe in qualche modo ricostruire il tessuto connettivo tra politica e società (Paolo Macry). Ed è indubbio che la discesa in campo di tali realtà abbia già prodotto almeno quattro tangibili risultati nell’opera di ricucitura dello strappo. Il primo è stato quello di aver spezzato il largo muro dell’indifferenza sociale. Il secondo di aver suscitato nei partiti un moto d’orgoglio inducendoli a riprendere l’iniziativa politica. Il terzo di aver rimesso in discussione decisioni dell’amministrazione de Magistris già date per acquisite. Quarto di aver ri-avvicinato i cittadini alla politica, intesa nell’accezione greca del termine.

In realtà, come lo stesso Macry riconosce, il fenomeno è ben definito geograficamente giacché riguarda sostanzialmente i confini della I Municipalità dove maggiormente si avvertono i nefasti effetti della chiusura della Caracciolo e della Riviera di Chiaja. Sui due versanti della Collina di Posillipo nascono e s’impegnano l’Assise di Bagnoli, Salviamo Bagnoli, il Comitato Civico di Posillipo e  la più grande e dinamica delle civiche associazioni, Cittadinanza Attiva per la difesa di Napoli. Ma più che il lavoro svolto su un modello reticolare e telematico – per usare ancora le parole dell’opinionista del CorMez – sono stati i disagi patiti dai cittadini a far da collante. Nel resto della città non si hanno riscontri simili. Anche laddove il commercio – piazza Dante e via Duomo – sembra essere stato fortemente penalizzato dalla creazione di zone a traffico limitato, le associazioni non sono riuscite a mobilitare commercianti e cittadini in numero tale da rappresentare un problema per la civica amministrazione. E’ evidente che il diaframma del lungomare liberato da queste parti non ha significato se non nei disagi di ritorno, ossia di quelli che sopportano i pendolari intramunicipali.

Quello di Cittadinanza è un importante fenomeno sociale, in grado di riverberare la sua vitalità oltre i confini di Chiaja, ma, come le altre associazioni, presenta un fattore limitante che le impedisce di aspirare alla conquista di una dimensione della politica. Nasce, infatti, per essere “contro”. Contro la Ztl del mare, contro l’interdizione di Via Caracciolo ai mezzi di trasporto, contro la discutibile gestione della città del sindaco de Magistris. Ma abbattuto il “nemico” l’unica prospettiva sarebbe, allo stato dei fatti, quella di tornare alla dimensione paradisiaca lasciata dal sindaco Rosa Russo Iervolino. No, il magma non ha raggiunto ancora il punto di fusione e la pressione endogena non è quella oltre la quale è l’eruzione, la configurazione di una nuova naturalità.

Il dissenso ha assunto nuove energie. Gli strumenti istituzionali per la rappresentanza democratica sono usciti dal letargo. La stessa amministrazione, almeno nelle dichiarazioni propagandistiche, si dice pronta al confronto con le civiche realtà. L’associazionismo può ritenersi soddisfatto ma presto si troverà di fronte ad un out-out. Dovrà decidere se continuare ad interpretare l’anima talebana della democrazia oppure entrare come soggetto politico nell’agone elettorale. In entrambi i casi rischia  grosso. Il “fondamentalismo democratico” spesso è la copertura del populismo e della demagogia. La contrapposizione manichea tra popolo e potere, dove il popolo è puro, senza colpe, lavoratore mentre le oligarchie della politica costituiscono una casta privilegiata e insensibile alle istanze sociali, è la base di ogni forma di populismo, nei fatti, antitesi della democrazia partecipativa alla quale le associazioni civiche anelano.

In alternativa, l’associazionismo senza reprimere, modificare o soffocare le pulsioni multiple da cui è animato, dovrà incanalarle ed ordinarle secondo un preciso progetto amministrativo che ne preservi l’identità. Senza un credibile programma “per” in grado di attrarre consenso, risorse ed energie al civismo militante non resterà altro che il naufragio nel torbido oceano del partitismo.
Lidio Aramu







 

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