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Sécheresse et pluie, nel canto delle donne vietnamite i drammi dell'uomo e del mondo

Sécheresse et pluie della coreografa e regista franco-vietnamita Ea Sola è la riproposizione di un lavoro già portato in scena negli anni '90, incentrato su una ricerca e una riflessione che coinvolgeva donne vietnamite che avevano partecipato attivamente alla guerra. Oggi viene presentata in prima assoluta per il Napoli Teatro Festival Italia coinvolgendo undici donne che durante la guerra in Vietnam avevano accompagnato i loro uomini con canti che li consolassero durante la battaglia.

Sécheresse et pluie è un'opera lodevole, che avvicina e getta luce su un mondo e su aspetti che altrimenti rischierebbero di essere inghiottiti dalla retorica e dal punto di vista occidentale. L'incipit è subito denso e pregnante con una scenografia fatta di antiche montagne orientali velate da tende e oscurità e ricolma di masse cantanti, voci acute e penetranti di una lingua antica e lontana che avvicina subito lo spettatore, piuttosto che alla dimensione storica delle vicende, alla dimensione più naturale e ancestrale di cui sono ricchi i testi dell'opera.

 



Da Canto della creazione delle stagioni

In lungo e in largo, sole e pioggia,
il
potere al più forte
Alle rive della natura, creiamo le stagioni

Ciechi, per quanto tempo così?
Spensierato, senza sapere, lo sguardo
annebbiato

Destino senza luce
Adesso, pensiamo al dolore umano.

 

Sécheresse et pluie è una coreografia che viaggia su un doppio binario, da un lato quello della dimensione “naturale” narrata attraverso i canti poetici scritti dall'autore vietnamita Nguyen Duy, che raccontano della lotta tra pioggia e sole, inondazioni e siccità, dall'altro la storia umana e contemporanea della guerra in Vietnam testimoniata dalle undici ballerine che portano il loro dramma personale sul palco. Un'opera che si riallaccia alla tradizione neo-realista, nella scelta di non coinvolgere performer professionisti ma donne “vere”, testimonianze viventi della guerra e delle sue conseguenze, con tutto ciò che questo comporta in temini di qualità dell'interpretazione e di drammaticità visiva ed emozionale. Grande risalto nel lavoro di Ea Sola è dato alla voce e alle sonorità particolarissime, per un orecchio occidentale, della lingua vietnamita e dei suoni del folklore locale, ma anche alla gestualità dei corpi e all'espressività dei volti di attori e ballerine, che giocano un ruolo di primo piano nella grammatica della coreografa franco-vietnamita.
Le donne che per settanta minuti si esprimono sul palco, formando una sorta di tragico coro compatto e rigoroso, si rivelano in tutta la loro violenza rivendicatrice, là dove, lasciato spazio all'aspetto più prettamente estetico e accompagnate da musiche tradizionali molto ritmate, vengono a dirci tutto il loro dramma, muto ma urlante nelle immagini dei cari persi in battaglia, nei gesti lenti ma fermi delle mani e del corpo, fino ad un climax ossessivo-ripetitivo di gesti e andature dal sicuro impatto sulla platea. Così, se la lotta tra uomo e natura raccontata dalle voci narranti e dalle stesse danzatrici, ha epilogo quasi felice nella scelta del sole e della pioggia di differenziarsi dando vita alle stagioni – che permettono alla comunità umana di regolare il ritmo della propria vita –, resta sul palco una oggettiva resistenza, rimarcata dal persistere di luci opache e ombre, di chiaroscuri, del bianco e del nero dei costumi tutti uguali, come delle pettinature, che non sembra dare spazio a una qualche forma di riconciliazione, se non forse nel diritto alla “comunione” e condivisione del dolore.

 


coreografia e regia Ea Sola / coproduzione Napoli Teatro Festival Italia, Edinburgh International Festival, Sadler's Wells Theatre, Compagnie Ea Sola / in associazione con Scène nationale de Sénart

 

 

 

 

 

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