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Tokyo Notes e The Yalta Conference, al NTFI appuntamento doppio con l'arte del regista Oriza Hirata

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Grande attesa al Napoli Teatro Festival Italia per la partecipazione del regista giapponese Oriza Hirata che si presenta al pubblica della kermesse con una doppia rappresentazione, due piece molto diverse tra loro, la breve e grottesca The Yalta Conference e la più articolata e complessa Tokyo Notes. È sicuramente una scelta vincente questa di ospitare due opere dello stesso regista in successione poiché dà modo allo spettatore di indagarne ed esplorarne il percorso artistico-creativo in maniera più approfondita e penetrante.

Oriza Hirata si presenta al NTFI con due opere in successione che in qualche modo spiazzano lo spettatore per la scelta di presentare due generi e due situazioni molto diverse – unite forse solo da uno sfondo di guerra, che resta comunque invisibile –, benché in entrambe si possano ritrovare elementi del così detto teatro colloquiale contemporaneo, di cui il regista giapponese è uno dei principali fautori.

In The Yalta Conference, interpretato magistralmente dagli attori della compagnia Seinendan di cui lo stesso Oriza Hirata è direttore, grottesche e comiche caricature di Stalin, Churchill e Roosvelt si trovano riunite per discutere dei destini del mondo. Ma all'importanza cruciale, data dagli storici alla conferenza di Yalta, si contrappone l'indagine psichica e la caratterizzazione macchiettistica che Oriza Hirata fa dei suoi personaggi, coacervo di stereotipi relativi a russi, inglesi e americani, di cui i rispettivi capi di Stato sono in qualche modo l'incarnazione ultima. L'approccio grottesto alla storia viene sublimato da uno humor nero che caratterizza la scrittura della sceneggiatura dove, senza freni e non si può dire quanto inverosimilmente, l'autore si fa gioco dei grandi temi che da lì a poco avrebbero deciso la geopolitica del pianeta, dalle logiche che si nascondevano dietro la creazione dello stato d'Israele, alle strategie di guerra contro il Giappone, che avrebbero portato di lì a poco al lancio delle bombe atomiche da parte degli Stati Uniti. Così tra un té e un sigaro, tra prodotti del consumismo e gestione capricciosa e infantile delle relazioni tra gli Stati, ne viene fuori una critica molto forte al Potere e alla “banalità del male”, alle logiche politiche dei governi e all'egoismo degli stati-nazione.

Di tutt'altro tono è invece Tokio Notes. Nella seconda piece, Oriza Hirata catapulta lo spettatore in un 2024, che vede il continente europeo alle prese con una violenta guerra intestina che spinge gli abitanti del Giappone, paese neutrale, a porsi domande sul senso di una Guerra, che sebbene lontana, vede il Giappone giocare un ruolo non secondario. In particolare il paese del Sol levante diviene meta prediletta per l'invio di opere d'arte da preservare dalle barbarie della guerra, ed è proprio da questa evenienza che si sviluppa tutto il plot narrativo. I protagonisti si trovano ad una mostra di quadri di Vermeer, preservati e custoditi da un piccolo museo locale e l'azione di svolge tutta all'interno di una sala del museo allestita con delle panchine, dove i visitatori di passaggio sostano per riposare tra un momento della visita e l'altro. Simultaneamente, in maniera del tutto speculare, il pubblico di Tokyo Notes si ritrova seduto in una sala del museo di Capodimonte, quasi come se si fosse concesso una lunga sosta durante una visita. Proprio questo meccanismo di specchi risulta l'aspetto più riuscito dell'opera, e la prossimità con gli attori lo rende ancora più evidente, per tutti i centocinque minuti dello spettacolo si ha la sensazione di starsene seduti lì al museo, a sbirciare e ascoltare conversazioni altrui, un po' come gli stessi personaggi fanno, ascoltandosi e osservandosi a vicenda. Per il resto, durante tutto lo svolgersi della storia, non succede nulla di drammaturgicamente sorprendente, una ventina di personaggi danno vita, alternandosi, a nemerose situazioni, spesso sovrapposte e in scena simultaneamente, come in un vero flusso di accadimenti in tempo reale. Ma ciò che viene raccontato sul palco-museo sono piccole storie quotidiane, apparentemente quasi banali, e l'arte e la pittura di Vermeer ne divengono uno sfondo (in)naturale, argomento di conversazione alla stessa stregua di un discorso sull'imprevedibilità della pioggia. Il tutto recitato secondo gli schemi socio-culturali di un Giappone moderno ma ancorato a usi e costumi orientali, intrisi di rispetto e silenzi, di un ritmo a cui lo sguardo occidentale non è abituato, tanto che non pochi sono gli spettatori che vanno via durante la recita, aumentando involontariamente quell'effetto da sala di museo in cui il regista ha immerso il suo pubblico. Ed è quasi senza accorgersene che alla fine nelle varie microstorie si insinuano domande sulla guerra, sull'amore, sulle relazioni familiari e sui rapporti umani, mentre l'arte in sé e per sé è trattata quasi con sufficienza nella banalità dei discorsi di personaggi che quasi mai si elevano al di sopra di un background culturale piccolo-borghese, che interroga senza soluzione, che resta sulla superficie e volutamente al di qua dei grandi temi.

Una menzione particolare infine, merita la location, il Museo di Capodimonte che in entrambe le opere gioca un ruolo suggestivo e non secondario, con la sala degli Arazzi, dove è ambientato The Yalta Conference e con la Sala da ballo, dove si svolge Tokyo Notes, che fanno da scenografia imbattibile e coerente agli attori e alle storie, perfettamente immersi nelle pareti e negli arredi del museo. Sicuramente un altro punto a favore del festival che continua, di anno in anno, a sfruttare la visibilità della kermesse per valorizzare e dare nuova vita a straordinari siti storico-architettonici sparsi per la città.

 


Schede Spettacoli

 

 

The Yalta Conference

PRIMA ITALIANA / paese Giappone / lingua giapponese / sottotitoli italiano / luogo Museo di Capodimonte (Sala degli Arazzi) / date 1, 2 e 3 luglio / orario 18.30 / durata 30min
testo e regia Oriza Hirata / produzione Seinendan Theatre Company / con il sostegno di Agency for Cultural Affairs / in collaborazione con Santarcangelo 41. Festival Internazionale del Teatro in Piazza / e con la collaborazione di Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano
La tournée italiana della compagnia Seinendan è realizzata con il sostegno della The Japan Foundation/Performing Arts Programme for Europe

Tokyo Notes

PRIMA ITALIANA / paese Giappone / lingua giapponese / sottotitoli italiano / luogo Museo di Capodimonte (Sala da Ballo) / date 1, 2 e 3 luglio / orario 20.30 / durata 1h45min
testo e regia
Oriza Hirata / produzione Seinendan Theatre Company / con il sostegno di Agency for Cultural Affairs / in collaborazione con Santarcangelo 41. Festival Internazionale del Teatro in Piazza / e con la collaborazione di Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano

 

 

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