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Il Napoli Teatro Festival Italia riparte con Le dragon bleu

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Riparte, dopo dubbi e polemiche, il Napoli Teatro Festival Italia edizione 2011, la quarta, e riparte proprio dal teatro com'è giusto che sia. A fare da apripista è “Le dragon blue”, lavoro importante del regista canadese Robert Lepage, dal respiro internazionale, nel segno caratterizzante e forte del NTFI così come è stato delineato nelle passate edizioni.

Le Dragon Blue, rappresentato al San Carlo il 26 e 27 giugno, è una sorta di epilogo alla trilogia “dei dragoni” creata dal regista originario del Quebec negli anni '80, e che analizzava i legami tra la Cina dell'epoca e il mondo occidentale. Suggestiva è l'idea di ritrovare, oltre 25 anni dopo, alcuni dei personaggi di allora in un Paese (la Cina) completamente cambiato, sia al suo interno, che sullo scacchiere della geopolitica mondiale, in un ben riuscito intreccio tra macro Storia e micro storie. Lepage con la coautrice del testo, Marie Michaud, indaga quello che è un vero e proprio scontro di civiltà, di costumi e di valori, che dà spazio a tutte le contraddizioni in atto di una società in rapida trasformazione, che punta a un modello di sviluppo super tecnologico in cambio di tradizione e al caro prezzo dello sconvolgimento della vita di migliaia di persone, ma che allo stesso tempo non sa rilanciarsi rispetto alle sue leggi più barbare e crudeli, come quella sull'aborto e la condizione delle madri non sposate, costrette a rinunciare a sogni e aspirazioni.

La struttura narrativa funziona fin dove le due Storie sanno intrecciarsi e ammiccare allo spettatore, meno quando si dilunga nelle vicende e nelle relazioni tra i tre personaggi protagonisti della pièce, allorquando si delinea un percorso interiore statico e banale, indagine più dei dubbi e delle incertezze della decadente società occidentale che di un vero rapporto con l'Oriente che, infatti, non si fa mai contraltare stimolante o risolutivo, ma piuttosto acceleratore di dubbi e incertezze di piccole tragedie borghesi dal finale irrisoluto. E proprio sul finale, che viene lasciato “aperto”, il regista si diverte a giocare con il pubblico proponendo tre diverse conclusioni, tre diversi happy end, che però, a conti fatti, sembrano piuttosto specchiare l'incertezza e l'incapacità di prendere decisioni definitive da parte di una generazione di quarantenni insoddisfatti e incapaci di afferrare la propria vita in mano e di darle un percorso degno e risolutivo. E così, la superficiale leggerezza del finale lascia più di qualche ombra e sapori malinconici immersi nell'atmosfera vacua di un non luogo per eccellenza, quale è la sala d'imbarco di un aeroporto dove si svolge la scena finale.

 

Ciò che incanta e convince di Le dragon blue, tanto da renderla un'opera interessante e imperdibile, sono i numerosi frammenti dove l'apparato tecnologico della scnografia riesce a interagire al meglio con le vicende narrate. Frammenti davvero ben riusciti e suggestivi, in una combinazione di arte e techné dall'effetto esteticamente gratificante e coinvolgente, come la “lezione” sugli ideogrammi cinesi dove lirismo narrativo e video si muovono in simbiosi; gli intermezzi danzati dove il corpo della ballerrina/attrice interagisce con le proiezioni con effetto di magica meraviglia; e come nelle continue interazione tra le luci, i suoni e i personaggi, disseminate lungo il corso dell'opera.
Lepage si conferma un abile “dosatore” di tecnologia – che diventa scena naturale delle vicende – aiutato da un apparato scenico bello e funzionale, capace di trasformare in pochi attimi l'interno di una casa cinese in una sala d'attesa di un aeroporto, lo sfondo urbano di shangai in discoteca, la galleria d'arte in uno studio artigiano. Un sistema di teloni divisi su due livelli, pemette poi di “aprire” diverse finestre in contemporanea, sguardi “interni” su mondi paralleli, con effetti spesso suggestivi, in una sorta di gioco di scatole cinesi. L'unica pecca dell'impianto scenografico è però quella di restare appiattita su un movimento verticale che non invade quasi mai lo spazio e si trasforma quasi in sfondo bidimensionale e distante, che sul palco profondo del San Carlo crea un effetto di fredda visione, che unito allo stile ironico e distaccato della narrazione finisce con l'allontanare un po' il pubblico dal cuore dell'azione.

 


Scheda tecnica

 

testo Marie Michaud e Robert Lepage / regia di Robert Lepage / produzione Compagnia Ex-Machina

in coproduzione con La Comète (Scène Nationale de Châlons-en-Champagne), La Filature - Scène Nationale de Mulhouse, MC2 : Maison de la Culture de Grenoble, Le Théâtre du Nouveau Monde (Montréal), Festival Internacional de las Artes de Castilla y León (Salamanca 2008), Le Théâtre du Trident (Québec), Simon Fraser University (Vancouver), UCLA Live, Canada’s National Arts Centre (Ottawa), Cal Performances - University of California (Berkeley), barbicanbite 10 (London), BITEF Belgrade International Theater Festival, Le Volcan - Scène nationale du Havre, TNT - Théâtre National de Toulouse Midi-Pyrénées, Ulster Bank Dublin Festival, Festival de Otoño de la Comunidad de Madrid, Théâtre National de Chaillot (Paris), Tokyo Metropolitan Theatre, Melbourne International Arts Festival, Napoli Teatro Festival Italia
produttore per
Ex Machina Michel Bernatchez / produttore esecutivo Europa, Giappone Richard Castelli (Epidemic, Paris)

 

 

 

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