Chi infanga la memoria di Facchetti?

L'imbarazzante difesa di Massimo Moratti
Giacinto Facchetti è stato un grande calciatore italiano. A detta delle persone che gli sono stati vicini, una persona fantastica, uomo serio, marito encomiabile, padre straordinario. Non ci sono motivi per metterlo in dubbio, del resto nelle sue apparizioni discrete in video ha sempre suscitato fiducia e rispetto nel pubblico.
E' stato anche un dirigente, nominato addirittura presidente dell'Inter da Massimo Moratti quando il proprietario dell'Inter era ferito da anni di sconfitte e presunti soprusi. Occorreva una persona che fosse in grado di gestire i rapporti con vari interlocutori in ambito federale e per questo incarico vide nell'ex capitano nerazzurro la persona giusta. Il suo uomo di fiducia. Da dirigente Facchetti non ha tenuto un comportamento limpido come la sua carriera di calciatore, sebbene le attenuanti siano numerose. Era l'epoca in cui i dirigenti della Juventus davano del tu a membri della Federazione e ai designatori arbitrali e in certe partite qualcosa di non propriamente lecito era accaduto. Altre società, subodorato l'andazzo, cercarono di creare una propria rete di contatti che potesse contrastare quella juventina, altri ancora si rivolsero alla Juventus stessa per avere un aiuto.  L'Inter non si sottrasse a questa operazione, con Moratti pienamente consapevole, Facchetti ha violato più volte le regole facendo pressioni sul designatore degli arbitri Bergamo per avere o non avere certi arbitri.

Dire questo non significa voler infangare il nome di Giacinto Facchetti, ma semplicemente prendere atto della verità, supportata peraltro da intercettazioni telefoniche note già da tempo. Per comportamenti analoghi, altre società hanno subito pesanti penalizzazioni e sono state additate come parte integrante di un sistema marcio. Gli altri erano gli onesti. L'Inter reclamò a gran voce l'appartenenza a questa categoria: i suoi erano gli scudetti degli onesti, di chi non parlava agli arbitri.

Dietro questo enorme castello di ipocrisia e falsità, si celano fatti indotti da una inquietante e ancora oscura regia. La nomina di Guido Rossi a commissario della Federcalcio, l'assegnazione dello scudetto - revocato alla Juventus -  avvenuta in tempi record da una commissione di tre saggi nominata dallo stesso Rossi (che era stato addirittura membro del consiglio di amministrazione dell'Inter tra la fine degli anni 90 e l'inizio del Duemila), l'occultamento di un gran numero di intercettazioni da parte dei pubblici ministeri di Napoli che stavano indagando sulla vicenda, aprono uno scenario imbarazzante.

Per un lustro abbiamo vissuto nell'illusione che ci fossero pochi dirigenti marci, ed invece col tempo si è scoperto che l'intero sistema era ormai compromesso. Però a pagarne le conseguenze sono stati in pochi.

Per questo la reazione di Moratti appare debole e ridicola. Che Giacinto Facchetti sia purtroppo prematuramente scomparso e non possa difendersi dalle accuse, non cambia la realtà delle cose né tantomeno può essere usato come scudo da parte del presidente dell'Inter per coprire le proprie responsabilità. Facchetti rappresentava l'Inter, ne era il massimo dirigente, operava in nome e per conto della proprietà. Quindi come si può chiedere il silenzio, quando già l'Inter ha potuto usufruire del discutibile lassismo giudiziario che oggi significa la sua salvezza per prescrizione.

Chi è che manca di rispetto a Facchetti? Chi prende atto di comportamenti che erano in aperta violazione delle regole del calcio o chi continua a usarlo come paravento per mantenere immutata la propria aura di immacolato?
Paolo Carotenuto
6 luglio 2011

IPSE DIXIT - MORATTI, LA RUSSA, RIVA