Il piccolo principe - Dall'infortunio all'addio

Alla soglia dei trentaquattro anni, Claudio Marchisio ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato.

L’estate 2016, a fronte degli addii di Pogba e Álvaro Morata, vede arrivare a Torino calciatori del calibro di Dani Alves, Miralem Pjanić e Gonzalo Higuaín. Consolidato il dominio in Italia, l’obiettivo dichiarato è la Champions League. Dopo vari esperimenti iniziali, il posto dell’infortunato Marchisio viene preso da Pjanić, che si rivela presto tra i migliori interpreti mondiali nel ruolo.

Il “Principino” rientra il 26 ottobre, nella sfida casalinga con la Sampdoria, e un mese dopo trova un gol importante nel cammino europeo dei bianconeri, segnando su rigore il momentaneo pareggio a Siviglia (l’1-3 finale avrebbe consegnato il passaggio del turno con una giornata d’anticipo alla Juve).

La “Vecchia Signora” domina il campionato, ma la sconfitta in Supercoppa Italiana contro il Milan prima di Natale e il KO di Firenze dopo la sosta spingono Allegri a una svolta radicale per valorizzare al meglio l’enorme potenziale offensivo a disposizione. Il 3-5-2 va in soffitta in luogo del 4-2-3-1, che prevede la contemporanea presenza in campo di Juan Cuadrado, Paulo Dybala, Mario Mandžukić e Higuaín. Il duo di centrocampo è formato da Pjanić e da Sami Khedira e, pertanto, gli spazi per Marchisio si riducono sensibilmente.

La conferma proviene dal suo impiego nella fase a eliminazione diretta di Champions League, che i bianconeri conducono in maniera pressoché perfetta fino al secondo tempo della finale di Cardiff contro il Real Madrid. Marchisio gioca dal primo minuto soltanto il ritorno degli ottavi con il Porto (con il passaggio del turno già blindato in Portogallo) e la semifinale d’andata con il Monaco, ma per il resto o è chiamato in causa solo a partita in corso o resta in panchina (nell’andata dei quarti con il Barcellona) o addirittura finisce in tribuna (nel ritorno in Catalogna).

A Cardiff la Juve perde la settima finale di Champions della sua storia, la seconda in tre anni, vedendo sfumare ancora una volta la possibilità di centrare il triplete. Dopo un primo tempo equilibrato, il Real e Cristiano Ronaldo, con cui Marchisio avrà modo di condividere lo spogliatoio solo per alcune settimane nell’estate 2018, si dimostrano troppo forti e travolgono i bianconeri.

Sul fronte personale, il “Principino” torna al gol in Serie A quasi due anni dopo l’ultima marcatura. Il 17 febbraio 2017, in una gara balzata agli onori della cronaca per il litigio tra Allegri e Leonardo Bonucci, con successiva esclusione del difensore dalla trasferta di Oporto, Marchisio sblocca il risultato contro il Palermo, il medesimo avversario con cui dieci mesi prima aveva intrapreso la parabola discendente della sua carriera per il brutto infortunio al ginocchio.

Questa segnatura sarà l’ultima di Claudio con la maglia della Juve e nel campionato italiano, poiché nella stagione successiva il suo utilizzo è ancora più ridotto non solo per i continui acciacchi fisici (ad agosto sembra che debba subire persino un altro intervento al ginocchio), ma anche per la nutrita concorrenza a centrocampo, con i nuovi acquisti Blaise Matuidi e Rodrigo Bentancur che lo portano a essere l’ultima soluzione nelle rotazioni di Allegri.

Le presenze stagionali sono appena venti: quindici in campionato, di cui dieci da titolare e solo quattro per gli interi 90’, quattro in Coppa Italia e una in Champions League (gli ultimi diciannove minuti del match casalingo con il Barcellona nella fase a gironi), restando sempre in panchina nelle sfide a eliminazione diretta contro Tottenham e Real Madrid.

Il 19 maggio 2018 è il giorno della celebrazione dell’intero popolo juventino per il settimo scudetto consecutivo e per il quarto double di fila con la Coppa Italia, ma soprattutto per l’ultimo match in bianconero di Buffon, osannato al momento della sostituzione con Carlo Pinsoglio come era accaduto sei anni prima a Del Piero.
La gara con il Verona è anche l’ultima per Stephan Lichtsteiner, che, dopo aver sbagliato un rigore, decide di lasciare il campo di sua spontanea volontà per prendersi gli applausi dello Juventus Stadium, di cui è stato il primo marcatore l’11 settembre 2011.

Senza saperlo, quella partita, la 389ª con la maglia dei “sogni”, è l’ultima apparizione di Marchisio con la Juve. Il 17 agosto 2018 le strade di Claudio e della “Vecchia Signora” si separano: l’ufficialità della rescissione consensuale arriva alla vigilia della prima giornata di campionato a Verona contro il Chievo, che rappresenta l’esordio di CR7 con la squadra di Allegri.

L’immagine conclusiva del “Principino” con la Juve è il gol segnato il 12 agosto 2018 nel classico appuntamento familiare di Villar Perosa, quasi a simboleggiare il connubio strettissimo tra lui e i bianconeri.

L’esperienza allo Zenit San Pietroburgo, vissuta con il numero 10 sulle spalle, gli regala l’ottavo titolo nazionale consecutivo, ma è priva di grosse soddisfazioni personali, visto che nell’aprile 2019 un nuovo infortunio al ginocchio, stavolta il destro, lo costringe a chiudere anzitempo la stagione.

La rescissione con i russi è il primo passo verso la decisione di lasciare il calcio, dovuta anche alla scelta di rifiutare, tra le varie offerte giuntegli, la proposta dello Jiangsu Suning, ritenuto troppo vicino all’Inter, essendo il gruppo Suning proprietario di entrambi i club.

Un’ulteriore dimostrazione di amore verso la sua Juve, messa in risalto dalla scelta di tenere la conferenza stampa di addio nella sala “Gianni e Umberto Agnelli” dello Juventus Stadium, dove il 22 dicembre 2018, prima della sfida contro la Roma, aveva ottenuto il tributo che non aveva avuto modo di ricevere qualche mese prima.

“Non c’è niente / che sia per sempre” cantavano gli Afterhours nel brano “Non è per sempre” del 1999. Eppure, ascoltando le parole di Marchisio del 3 ottobre, quando si è ufficialmente ritirato, non ci sarebbe affatto da stupirsi se il futuro del “Principino” dovesse essere ancora a tinte bianconere, magari in vesti dirigenziali: "Ho realizzato un sogno, quello di un ragazzo di Torino che voleva indossare la maglia della sua squadra del cuore. Ho vinto tantissimo, insieme ai miei compagni. Queste emozioni saranno sempre dentro di me. Sono contento di aver lasciato un bel ricordo e di aver ricevuto tanto affetto dai tifosi".

Stefano Scarinzi
19 gennaio 2020