Era de Magistris, anno I

Riflessioni su quel che resta della bandana arancione, primi dodici mesi dopo
A distanza di un anno dall’avvento della rivoluzione arancione, quali segni indelebili ha lasciato nel vivere quotidiano dei napoletani?
Al di là delle facili e scontate polemiche, lo “scassamiento” è stato una reazione minoritaria al nulla che la partitocrazia è stata capace di esprimere tra liste e programmi, nessuna analogia quindi con le rivoluzioni vere.


Le oligarchie dei partiti, purtroppo continuano ad ignorare la lezione e sono sempre più avvitate su sé stesse, avulse dalle tremende realtà di una città oramai in ginocchio. Mentre a Roma i tecnocrati di Napolitano imperversano falcidiando i risparmi e le retribuzioni degli italiani, i partiti della maggioranza di governo si confrontano, o fanno finta di farlo, sulla riforma per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e del sistema elettorale. Ma saranno proprio sicuri che alla gente interessino?

L’elezione di Lugi de Magistris a sindaco di Napoli rappresenta una risposta, seppur inadeguata, all’incertezza complessiva e alla mancanza di un’alternativa.
È innegabile, infatti, che la coalizione arancione oltre a battere il centro-destra pescando a piene mani nel suo elettorato, abbia creato una nuova polarità a tutto svantaggio del partito democratico.

Ad una sinistra, quindi, unita soltanto nelle apparenze si è contrapposto da un lato il più alto astensionismo registrato dal dopoguerra ad oggi ed un centro-destra che fin qui ha tradito le attese di cambiamento dei cittadini (Provincia e Regione) ed ha dimostrato, in Comune, proprio nel corso degli ultimi anni di non essere in grado neanche di fare l’opposizione. Silenzi e pastrocchi ne hanno caratterizzato, infatti, la sterile presenza nelle stanze di Palazzo San Giacomo. E la gente ha capito…

Se è rilevante che il sindaco sia stato eletto con il 66% di un 50% di votanti, altrettanto rilevante è il fatto che solo un elettore su due abbia esercitato il proprio diritto di voto.
Non proprio un plebiscito. Risultato questo che dovrebbe indurre il sindaco ad avere un atteggiamento più dialogante e meno autoritario con la cittadinanza. Ma è nel cuore di Napoli, nei quartieri tradizionalmente più vicini alla destra – Mercato, Pendino, Montecalvario – che si è registrato un astensionismo record, i dati più bassi in assoluto.

Quando si scrive delle tante Napoli che compongono l’antica capitale del Mezzogiorno non si ricorre ad una finzione letteraria o ad un artificio retorico. I quartieri di Napoli sono mondi e realtà diverse pur coesistendo nella stessa città. Il degrado socio-urbanistico nelle periferie assume dimensioni intollerabili. Livelli altissimi dei tassi di disoccupazione, condizioni abitative critiche, titolo di studio basso o inesistente, sono tutti fenomeni che caratterizzano prevalentemente la periferia urbana, ma allo stesso tempo si ritrovano diffusamente anche nei quartieri popolari del centro storico. Ed il sindaco de Magistris, da buon napoletano, ben conosce queste realtà.

La stessa economia cittadina, contrassegnata da un numero incalcolabile di piccole e micro imprese, non aiuta certo la promozione sociale. In tale contesto, infatti, si evidenziano: lavoro “a nero”, condizioni di sfruttamento e condizioni di operatività ai margini della legalità.

Sono ancora i quartieri periferici di Barra, Pianura, San Pietro a Patierno, Secondigliano e San Giovanni a Teduccio a far registrare tassi di occupazione femminile bassissimi. Le donne generalmente o servono da prestanome per la doppia attività del marito alle attività oppure sono destinate al lavoro nero, senza diritti, senza alcun inquadramento sindacale e pronte ad essere licenziate in qualsiasi momento, senza giusta causa. Ed è ancora nella cinta urbana che si evidenzia una massiccia presenza giovanile dalla quale sale sempre più forte una richiesta di un’urgente e stabile occupazione.

Altro che trionfo De Magistris… È questa la Napoli che “ha scassato”. La Napoli del Quarto Stato. La Napoli lazzara. Ma nessuno degli “Orange” sembra prenderne atto. In campagna elettorale si è gridato ai quattro venti di voler combattere la camorra, di voler ristabilire la legalità.
Quali iniziative sono state messe in campo dal Comune per far uscire allo scoperto le attività “sommerse”? L’agar su cui germoglia e prospera l’illegalità. Quali interventi sono stati posti in essere dall’assessorato competente per cancellare la vergogna dell’abbandono scolastico? Quali politiche sono state varate per favorire il conseguimento, da parte dei giovani delle periferie, di titoli di studio elevati ed una formazione professionale appetita dal mercato del lavoro? Quale programma è stato definito dall’amministrazione comunale per recuperare le aree degradate – periferiche e non - con interventi urbanistici ed economici in grado di avviare processi d’inclusione sociale e d’integrazione nel mercato del lavoro?

La stragrande maggioranza dei cittadini attende da tempo una risposta. L’efficacia di una “rivoluzione” si misura su questo terreno e non su quello della propaganda. Sul campo della promozione sociale ed economica. Ormai un anno è trascorso, pochissimo è stato fatto ed in maniera molto discutibile. Tuttavia siamo ottimisti: il sindaco dalla bandana arancione non lascerà che ancora una volta queste risposte cadano nel vento.
Lidio Aramu