La Napoli solidale al tempo di de Magistris

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Blitz della Polizia Municipale per sgomberare l'ex Officina Brin. Denunciate violenze, il Comune lascia decine di immigrati senza un tetto
La solidarietà e l'attenzione verso i più deboli e gli immigrati dei vacui messaggi della campagna elettorale si sono dissolti nelle prime ore di una giornata di agosto, nell'area dell'ex officina Brin, dove decine di immigrati, per lo più africani, avevano trovato rifugio da oltre un anno dirottati lì dalla vecchia giunta comunale. La nuova amministrazione, invece, in quella zona vuole fare il quarto sito di trasferenza della città, dove stoccare i rifiuti destinati alle navi dirette verso i paesi del Nord Europa dove troverà sistemazione la spazzatura partenopea. Per questo, per gli oltre 120 occupanti era stata trovata una sistemazione all'Istituto Don Bosco; peccato che i posti letto fossero solo 80.

Così i 45 'esuberi' hanno pensato bene di far ritorno all'ex officina, dove si è consumato il blitz della Polizia Municipale che ha provveduto a realizzare il secondo sgombero, che a dire di alcuni testimoni, non è stato per niente pacifico: manette, manganelli, perquisizioni, gli occupanti sono stati trascinati all'esterno della struttura, "mandati via con la forza e con l'uso di spray urticante".

Sulla vicenda farà, forse, chiarezza una indagine interna avviata dal Comune, che comunque si è posto sulla difensiva con le dichiarazioni dell'assessore D'Angelo che ha invitato a portare prove a sostegno della tesi dello sgombero violento. Resta, tuttavia, il dato di fatto. Oggi decine di immigrati sono accampati all'aperto, nella zona antistante il parcheggio Brin, come testimoniano le foto tratte dal sito di Repubblica, e si fa fatica a dare credito alle parole del sindaco de Magistris, probabilmente ancora in piena euforia da propaganda elettorale: “Tengo a ribadire che Napoli, con questa amministrazione, sarà sempre città dell’accoglienza e dei diritti. Il Comune ha già dato prova di quanto sia sensibile al tema dei diritti degli immigrati provvedendo a dare una sistemazione dignitosa agli 84 immigrati che da mesi vivevano in condizioni inaccettabili”. Poco importa se un terzo di quegli stessi immigrati sia stato lasciato senza un tetto per strada, è la solidarietà al tempo di de Magistris.
Paolo Carotenuto
4 agosto 2011




Dal sito di Julienews :
“Sono arrivati alle 8 in punto - spiega Gennaro Laudiero del sindacato Usb che da questa mattina segue la vicenda - li hanno svegliati e trascinati fuori. La storia di questi ragazzi e' lunga: vengono da via dell'Avvenire a Pianura, furono lasciati qui temporaneamente dalla vecchia amministrazione. Sono passati 16 mesi. Molti di questi ragazzi dovevano andare in una scuola a via Janfolla mai ristrutturata e quindi mai aperta. Venerdi' scorso c'e' stato un primo trasferimento al Don Bosco dopo lunghe trattative con l'assessorato alle Politiche Sociali, ma 40 migranti sono rimasti fuori e sono tornati qui. Ora stiamo aspettando che qualcuno del Comune di Napoli venga ad aprire i cancelli per potere permettere loro di prendere gli effetti personali”. “Uno dei ragazzi che dormivano nell'officina, Mohamed Goumbane, sprovvisto di documenti al momento dello sgombero - racconta Laudiero - e' stato arrestato”.

Venerdi' scorso c'e' stato un primo trasferimento al Don Bosco dopo lunghe trattative con l'assessorato alle Politiche Sociali, ma 40 migranti sono rimasti fuori e sono tornati qui. Ora stiamo aspettando che qualcuno del Comune di Napoli venga ad aprire i cancelli per potere permettere loro di prendere gli effetti personali”. “Uno dei ragazzi che dormivano nell'officina, Mohamed Goumbane, sprovvisto di documenti al momento dello sgombero - racconta Laudiero - e' stato arrestato”. Versione dei fatti che loro, i ragazzi di via Brin, contestano. Gli agenti della polizia Municipale li avrebbero insultati, persino picchiati. È Mohamed Goumbane a raccoltarlo al cronista: “Guarda, ho ancoraq la maglietta strappata – dice indicando la canottiera – Perché mi hanno trattato così? Ho detto che stavano violando un diritto umano, quello alla casa, ma loro se ne sono fregati. Qui ci siamo venuti perché ci hanno portato gli assistenti sociali del Comune, gli stessi che ora non rispondono nemmeno al telefono quando cerchiamo di contattarli. Ci hanno lasciato senza cibo, l’acqua invece ce l’ha portata una troupe di una televisione privata che ci ha portato una cassa di bottiglie di minerale”. Senza cibo, né effetti personali. Telefonini, vestiti, documenti, tutti ancora chiusi in quel capannone che dovrebbe ospitare un sito di trasferenza. Lasciati senza alcun custode,  come monnezza.