De Magistris dichiara guerra alle cricche e fa affari con Romeo

Singolare epilogo della lunga vicenda che ha visto contrapposto il Comune di Napoli alla società di gestione del patrimonio immobiliare cittadino
Come si combattono le "cricche" e gli "in-criccati", i poteri forti e i fautori di una gestione giudicata inefficiente, inefficace e buia? Firmandoci contratti e accordi. È quanto avrà pensato il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, nel sottoscrivere l'intesa con la Romeo per la dismissione del patrimonio immobiliare. Una trattativa definita "obbligata" per via di un contenzioso giudiziario significativo che vede come protagonisti la società dell'avvocato Romeo e il Comune di Napoli. Un contenzioso che ha visto l'amministrazione cittadina soccombere in prima battuta su una parte oggetto del contrasto, e che ha consigliato al Sindaco di sotterrare l'ascia di guerra e rimangiarsi non solo gli impegni elettorali, ma anche le sue stesse affermazioni rilasciate meno di tre mesi fa.


Era il 13 gennaio, infatti, quando Luigi de Magistris commentava come "una vicenda buia che appartiene al passato" l'accertamento, da parte della Guardia di Finanza, di danni all'erario per oltre 87 milioni di euro derivanti dalla gestione 'inefficiente e inefficace' del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli da parte della società Romeo Gestioni spa".

L'esito delle indagini, avviate su disposizione della Procura Regionale della Corte dei Conti della Campania, non aveva sorpreso il Sindaco, già a conoscenza degli accertamenti giudiziari di cui lui stesso si era occupato in qualità di magistrato del Tribunale del Riesame. In questo modo De Magistris lasciava trasparire anche una conoscenza della vicenda più che approfondita, tale da permettergli di sbilanciarsi nei giudizi.

La decisione dello scorso 8 febbraio del Tribunale di Napoli, X sezione civile, che ha condannato Palazzo San Giacomo a pagare 20 milioni di arretrati come richiesto dai legali della Romeo, a fronte di un credito complessivo di circa 50 milioni, ha avuto un peso decisivo nel cambio di rotta deciso dall'amministrazione comunale, preferendo ripiegare su una transazione, la cui portata sarà tutta da verificare.

Grazie all'accordo tra Comune e Romeo "si procederà alla vendita di migliaia di edifici Erp, un fatto probabilmente unico in Italia, con un duplice effetto positivo: da un lato la riduzione dei fitti passivi dei costi delle manutenzioni, dall'altro un impatto sociale rilevante". De Magistris rileva inoltre "la possibilità di un censimento del patrimonio immobiliare che consentirà di approvare il bilancio, molto legato all'esito della transazione". Già, perché il Comune di Napoli non è in grado di individuare con esattezza il valore degli immobili di sua proprietà. In questo modo si aprirebbero nuove opportunità per ottenere finanziamenti dagli istituti di credito, potendo offrire in garanzia una parte degli immobili stessi.

Molteplici i vantaggi per la Romeo, che assieme alla transazione, ha visto nella delibera passare anche la "presa d'atto" del progetto Insula, ovvero la riqualificazione dell'area dell'Antica Dogana (tra il porto e il Teatro Mercadante). Il progetto costituisce l'embrione di un nuovo modello di gestione della città, con la creazione di "insule" in grado di autogovernarsi sul modello dell'amministrazione dei condomini. I costi derivanti dalle ristrutturazioni e dalla manutenzione ordinaria, troveranno copertura dai ricavi derivanti dalla quota di tributi locali come Tarsu, Imu, diritti d'affissione e così via.

Dalla vendita degli immobili, invece, la Romeo andrà a incassare un terzo del valore riscosso (a saldo dei crediti vantati nei confronti del Comune), mentre la parte restante sarà volta a rimpinguare le casse comunali.

L'accordo ha lasciato esterrefatti anche numerosi sostenitori di De Magistris. Non solo ha preferito non andare avanti nella causa contro la Romeo per la gestione approssimativa e la richiesta di danni quantificata dalla Corte dei Conti in 87 milioni di euro, ritenendo quasi scontato un suo esito negativo, ma ha rinnegato le ragioni alla base della sua candidatura, tesa a rompere il sistema di malaffare che si era impadronito della città. Oggi de Magistris preferisce scendere a patti e stipulare accordi, affidando ancora una volta il patrimonio immobiliare della città nelle mani di chi è stato accusato di una gestione quanto meno scellerata e improduttiva.  La decisione della Giunta arancione non è supportata da una sola ragione di ordine etico o morale. Così appaiono sempre più stucchevoli e prive di significato le parole che lo stesso Sindaco ha affidato alla sua pagina su Twitter appena tre settimane fa: "al potere dei poteri forti, spesso in-criccati, preferisco il potere del popolo, dei lavoratori: meno finanza, più operai, meno lobby più lavoro". Non a caso questa mattina era al fianco del Presidente della Provincia e del Governatore della Regione, dell'Arcivescovo di Napoli, del Presidente dell'Unione Industriali e di quello della Camera di Commercio per il taglio del nastro delle regate rientranti nel circuito esibizione dell'America's Cup. E nessuno si azzardi a chiamarlo un consesso di poteri forti.
Paolo Carotenuto