Ombre e responsabilità arancioni su Bagnoli

materiali edili e ferrosi sotto colmata Bagnoli
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DE MAGISTRIS STRETTO NELLA MORSA DELLA RIVOLTA “CONSERVATRICE” E DEL DISASTRO AMBIENTALE DI BAGNOLI
Se ne parlava da tempo e non certo nei confessionali. Da anni, la bonifica dell’ex polo industriale occidentale con tutti i suoi risvolti di ordine scientifico, politico e sociale, è argomento privilegiato della polemica politica. E non solo. Le sue aporie hanno dato la stura ad innumerevoli articoli, dossier, instant book e a non poche denunce presentate da uomini di scienza e da civiche associazioni alla Procura napoletana.

Il ministro per l’ambiente Edo Ronchi non aveva avuto esitazioni a definire la colmata di Bagnoli “bomba ecologica”. I Governi sapevano. Napoli sapeva. Tuttavia – e se ne ignorano tuttora i motivi – appelli, proteste e denunce non hanno mai avuto la risposta che avrebbero meritato. Lo stesso candidato a sindaco, Luigi de Magistris, tra le tante suadenti promesse aveva manifestato la volontà di sopprimere la BagnoliFutura in considerazione del fatto – come ebbe a dichiarare all’ANSA – che «Bagnoli è una pagina vergognosa di commistione tra politica e crimine attorno al denaro pubblico». Affermazione che gli procurò la querela miliardaria del presidente Riccardo Marone e del direttore generale Mario Hubler della società che si occupava della bonifica di Coroglio. Vicenda finita, come molte discutibili cose napoletane, a “tarallucci e vino”.

Anzi. Non solo la Bagnoli Futura non è scomparsa ma è stata salvata dal fallimento da un diretto intervento del sindaco de Magistris che in tal modo scongiurava il licenziamento dei dipendenti e il completamento dei progetti in itinere: il Parco della Sport, il Turtle Point, la vendita dei suoli.
Ed è stata salvata dal sindaco pur essendo questi perfettamente a conoscenza delle condizioni del sottosuolo della famigerata e venefica colmata di Bagnoli che molti avrebbero voluto destinare a “terrazza a mare” per il Forum delle Culture del 2013.

Esattamente due anni prima della discussa approvazione per il salvataggio della Bagnoli Futura, il comandante del corpo dei vigili urbani, Luigi Sementa, avvertito della presenza di morchie inquinanti nell’area di Bagnoli, ordinò e partecipò ad un sopralluogo per verificare la veridicità della denuncia.
Quel che vide il plotoncino della municipale, guidato dallo speleologo Luca Cuttitta, presidente dell’associazione «La Macchina del Tempo», fu ben descritto dal cronista Paolo Barbuto su “Il Mattino” del 9 ottobre 2010.  “La verifica nel sottosuolo – scrisse Barbuto - si è trasformata in un viaggio nell’orrore e nel degrado. Chilometri di cunicoli interamente invasi da melma, residui industriali, rifiuti edili, materiale speciale. C’è, soprattutto, catrame. Tonnellate di materiale nero e colloso che hanno invaso un terzo dei cunicoli... ”

L’articolo non suscitò nessuna reazione indignata, anzi. Lo scabroso argomento si esaurì con quel pezzo e le indagini per l’individuazione delle responsabilità dell’inquinamento svanirono nel nulla. De Magistris s’insediò circa sette mesi dopo il sopralluogo. Ma Palazzo San Giacomo non poteva non sapere. Del resto, il sindaco avrà pure tentato di capire e spiegare - almeno a se stesso se non alla città – le ragioni del fallimento delle gare per la vendita dei suoli a Bagnoli.

Tra le congetture più popolari sulla causa della scarsa appetibilità dei suoli figura appunto la carente bonifica delle aree dell’ex polo industriale. Del resto, tenendo per buone le informazioni fornite dalla BagnoliFutura – e non lo sono, secondo la Procura di Napoli - è risaputo dalla pubblica opinione che le aree dell’ex cementificio (destinate a parco), della colmata e dei fondali di Coroglio non sono mai stati risanate. La situazione finanziaria di BagnoliFutura, la quale è bene ricordare e una società in cui il Comune di Napoli detiene il 90% delle quote, è drammatica. Le banche vantano nei confronti dell’azienda crediti per circa 300 milioni. Debiti che la società si propone di onorare con la vendita dei suoli. La BagnoliFutura, a questo punto, avrà voglia di indire un nuovo bando. L’esito sarà ancora una volta infausto. Questa volta per “colpa” dei magistrati della Procura: Stefania Buda, Francesco Greco e Nunzio Fragliasso.

Fra le 21 persone indagate nell'indagine della Procura di Napoli per il disastro ambientale vi sono i due ex vicesindaci del capoluogo campano: Sabatino Santangelo, presidente della Bagnolifutura fino al 2006, e Rocco Papa, presidente della BagnoliFutura dal 2006 al 2010, entrambi vicesindaci di Napoli in giunte presiedute da Rosa Russo Iervolino. Nei riguardi di entrambi la Procura di Napoli ipotizza i reati di concorso in truffa aggravata. Gli stessi reati sono ipotizzati anche nei riguardi di Carlo Borgomeo, direttore generale della BagnoliFutura dal 2002 al 2007; Mario Hubler, direttore generale e legale rappresentante della BagnoliFutura dal 2007 al 2012; Gianfranco Caligiuri, direttore tecnico della BagnoliFutura e responsabile della pianificazione e dello svolgimento della bonifica; Alfonso De Nardo, dirigente del Dipartimento provinciale dell'Arpac di Napoli dal 2005 al 2010. Per l'ipotesi di disastro ambientale sono indagati Mascazzini, Caligiuri, Santangelo, Papa, Borgomeo, Hubler e De Nardo.

L’indagine non tocca Luigi de Magistris, ma lo sfiora pericolosamente. E’ indubbio che egli abbia delle gravi responsabilità politiche per quanto riguarda il mancato completamento della bonifica. Il suo memorabile intervento in Consiglio comunale del 29 settembre 2011 è ancora vivo nel ricordo dei napoletani. Bagnoli costituiva un pezzo della storia del lavoro e della classe operaia a Napoli, doveva diventare il futuro della città. Per questo l’immaginifico sindaco aveva deciso di far svolgere la regata della Vuitton Cup sulle incantevoli acque tra Capo Posillipo, Nesis e La Pietra. Per sottoporre all’attenzione delle istituzioni l’area di Bagnoli con i suoi drammatici problemi e la necessità di porre termine ad una bonifica incompiuta nonostante i tempi biblici trascorsi dal suo inizio e dagli esorbitanti costi.
La magistratura e, successivamente, l’Istituto superiore di Sanità vanificarono il progetto del primo cittadino. La regata fu spostata sullo splendido tratto di mare tra Mergellina e Castel dell’Ovo.

Le improbabili ricadute economiche e d’immagine di quella regata sono ancora un’accesa fonte di discussione, mentre con certezza quell’evento ha generato una serie interminabile di disagi alla cittadinanza per l’insensata decisione del sindaco di liberare l’unico asse stradale di collegamento est-ovest della città dai mezzi di locomozione pubblici e privati.

Una liberazione che de Magistris paga con la perdita dei favori della borghesia. Quella borghesia che non si nasconde più dietro alle persiane, ma scende in piazza e lotta per i propri diritti. Quella borghesia che abita sulla sommità e lungo i fianchi della collina di Posillipo. Una borghesia composita. Borghesia delle professioni e borghesia intellettuale. Medici, avvocati, docenti universitari, mercanti e magistrati.

Non esiste alcun nesso, ma la coincidenza tra la rivolta “conservatrice” di Posillipo e l’esplosione della “bomba” giudiziaria sul disastro ambientale di Bagnoli indubbiamente esiste.
Lidio Aramu