Parola di Giggino ‘a Marianna
Nel 2011 si formò un’alleanza contro il privilegio e genericamente per la libertà e l’uguaglianza. Alleanza che si rivelò vincente seppure minorataria, rispetto al numero degli elettori aventi diritto al voto. Tuttavia, con l’acuirsi delle difficoltà della crisi economica, con lo sviluppo dei contrasti sociali derivati dal blocco della mobilità nel centro storico di Napoli, quest’alleanza culminò sì col governo rivoluzionario di Giggino ‘a Marianna, ma all’alto prezzo di lacerazioni del tessuto del Terzo Stato (borghesia dell’artigianato, del commercio, delle professioni…).
Si arrivò così alla “guerra” che portò il paese ad un passo dalla rovina, mentre una grande e grave crisi economica europea azzannava risparmi e consumi dei napoletani.
A Napoli, la contro-rivoluzione non passerà!
- 30 Aprile 2013
- Lidio Aramu
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Le associazioni civiche ad una svolta esistenziale
- 15 Aprile 2013
- Lidio Aramu
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La retorica, ritenuta a torto un’arte demodé, vive ed è trionfante. Essa non è più l’arte del dire di ristrette oligarchie intellettuali, ma ha subito una profonda mutazione al punto che oggi si parla di “retorica digitale”. E’ quella che tracima dalle pagine web delle associazioni civiche. Una retorica utilizzata più come strumento di persuasione e di seduzione che come mezzo di rappresentazione di una visione del mondo, di un’architettura di pensiero. Una retorica in cui la contingenza viene elevata a valore.
Con essa si cerca di ottenere il consenso e l’investitura popolare. E lo straordinario successo del Movimento 5 Stelle ne dimostra appunto la potenza e l’efficacia. Al momento quella che si percepisce sulla rete “partenopea” è più auto-celebrativa, frammentata in mille rivoli, strumentale al riconoscimento del ruolo di leader dell’onda lunga del dissenso che quotidianamente si abbatte sulla diga del nulla eretta dall’amministrazione de Magistris.
Giggino fa parte del passato. Chi sarà il prossimo?
- 10 Aprile 2013
- Lidio Aramu
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Ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Luigi de Magistris è sempre più solo. L’attacco frontale è stato sferrato dall’economista Riccardo Realfonzo, dagli storici Giuseppe Galasso e Francesco Barbagallo, mentre le ali di quello che ormai appare come un esercito di “liberazione”, formato da imprenditori, frange di partiti politici, associazioni di cittadini ed esponenti della cosiddetta società civile, cingono in un asfissiante assedio la roccaforte degli arancioni.
In città non si respira un clima “da presa della Bastiglia”, ma qualcosa di molto simile ad esso. La tensione si avverte nell’aria. Certo l’immaginifico sindaco ce l’ha messa tutta – e ci è riuscito - per saldare in una sorta di “alleanza temporanea di scopo” le diverse anime della città. Comunità rigidamente separate da sempre dal proprio particulare, per incanto hanno preso a marciare l’una al fianco dell’altra per portare l’assalto decisivo al Palazzo San Giacomo.
A fronteggiare l’attacco di questo estemporaneo esercito è rimasto il sindaco con una sparuta schiera d’immarcescibili plauditores e di tetragoni laudatores della rivoluzione che fu.
De Magistris e la ribellione delle masse
- 08 Aprile 2013
- Lidio Aramu
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Non mi piacciono la tensione ed i toni dialettici che in questi giorni si riscontrano sulle pagine di facebook dei gruppi ostili a de Magistris. Suscitano in me preoccupate riflessioni sul piacere e la nostalgia che l’informe massa nutre verso le macellerie messicane d’infausta memoria. Si legga quel che è stato scritto a commento della foto del duo Cammarano/Chiliberti al balcone intente a svolgere il proprio lavoro. Ed anche se fossero uscite per il semplice gusto di soddisfare una curiosità, dove sta lo scandalo?
Come per Flaiano a proposito del Fascismo, anch’io mi sento di dire che a Napoli i de magistrisiani si dividono ormai in due categorie: i demagistrisiani e gli antidemagistrisiani. E’ iniziata la gara a chi è più “anti” con l’intento, neanche tanto nascosto, di rifarsi una verginità politica dopo essere stati tra gli antesignani duri e puri della rivoluzione arancione. Non mi piace. Vedrete quanti realisti più realisti del re presenteranno la propria candidatura alle future prossime elezioni.
A Napoli si torni a parlare di architettura e pianificazione urbanistica
- 04 Aprile 2013
- Lidio Aramu
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La Caracciolo “libberata”, la Riviera di Chiaja isolata, il Corso Maria Teresa d’Austria (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) intasato dal traffico automobilistico che scorreva sulle prime due, obbligano ad una riflessione che non può limitarsi all’amletico dubbio Ztl sì, Ztl no.
La rivoluzione dei flussi veicolari ha messo in risalto un’amara verità: Napoli è attraversabile grazie alla presenza di un esiguo numero di assi stradali definiti non a caso primari. Essi fungono da circonvallazione intra moenia e risalgono ai tempi dei Borbone e alla seconda metà dell’Ottocento, quando la città presentava ben altre dimensioni e polarità di attrazione.
La decisione dell’amministrazione comunale di realizzare nel Centro storico – e non solo – zone a traffico limitato e la preclusione al traffico di alcune arterie stradali ha evidenziato il più pernicioso dei mali di Napoli: la cristallizzazione della città.



