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da Legno Storto:

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L'agonia di Napoli tra feste paesane e servizi negati

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Una città estesa per circa 120 chilometri quadrati con quasi un milione di abitanti, il cui tessuto urbano contemporaneo - secondo l’Unesco - conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa, è indubbiamente una realtà complessa ricca di contraddizioni, paradossi e attese insoddisfatte.
Il centro storico è tra i più antichi e più vasti d’Europa ed è motivo di legittimo orgoglio.  Tuttavia, non è una realtà cristallizzata, un museo a cielo aperto. Qui continuano ad avvicendarsi generazioni di napoletani con i loro problemi esistenziali, intricati e spesso senza soluzione: casa, lavoro, mobilità, igiene urbana, tempo libero.

Verde urbano

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L’insopportabile calura degli anticloni africani, le aiuole rinsecchite ed i giardini inariditi, la liquefazione dei giardinieri di Napoli sono tutti sintomi dell’incipiente desertificazione di Napoli. Un processo irreversibile che interessa uniformemente, senza distinzioni di classe, i suoli collinari e quelli a livello del mare e nel quale l’opera umana è sempre determinante.
Il grave rimaneggiamento del patrimonio arboreo della villa Comunale procurato dai lavori di un’inutile tratta ferroviaria sotterranea, retaggio del progetto LTR (linea tranviaria rapida), il più grande scandalo della tangentopoli napoletana degli anni '90. Il progetto del parco della Marinella (1998) con il quale si voleva ricreare l’antica “Villa del Popolo” non ha mai visto la luce e l’area compresa tra via A. Vespucci e piazza Duca degli Abruzzi è diventata un campo improvvisato di extra-comunitari e rom che vivono in condizioni igieniche disumanizzanti tra topi, insetti e rifiuti di ogni genere. I giardini di via Ruoppolo e del Parco Mascagna, quelli di Piazza Salvatore Di Giacomo e del Parco Virgiliano. Tutti accomunati da un’intollerabile e degradante desolazione.

Lungomare brutta copia di Central park

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Il sindaco De Magistris voleva liberarlo, ha invece creato un luogo qualunque ed estraneo (pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 15 luglio 2012)
Sul palcoscenico della città poi si collegano e si rappresentano gli interessi. Prendono forma l’immagine e l’identità di una comunità. Nonostante tutto, la città resta la base naturale di espressione e di organizzazione degli strumenti dell’inventività umana. Della cultura e dell’ economia. Per questo si è tornati a discutere con grande passione delle città. Guardarle vivere, guardare il modo in cui esse danno forma alla propria vita è anche un modo per capire chi ce la farà e come nella grande trasformazione della crisi globale.

Riprogettare Napoli

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Solo un ritrovato orgoglio degli architetti e degli ingegneri delle nostre Facoltà potrà dar vita ad una Napoli moderna e vivibile
Napoli vista dal mare dà l’idea di un immenso antico teatro greco con le alture a fare da cavea e le sue parti pianeggianti da scena. A guardarla dall’alto invece mostra tutta la sua complessità strutturale, ma l’occhio viene rapito dalle forme della Natura: il prorompente seno Monte Somma/Vesuvio, la falce del golfo e soprattutto l’ameno contrasto cromatico di cielo, mare e terra.
La città in sé, vista da Sant’Elmo, francamente non è bella. Le strade, i vicoli attraversano il tessuto urbano come le rughe che solcano il volto riarso dal sole di un vecchio pescatore.

Il tramonto della democrazia apre alla deriva populista

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La crisi economica e finanziaria che ci attanaglia, sta dando le ultime spallate a un sistema partitocratico che nulla ha più di democratico. Un governo di tecnici non eletti ma supportati da una grande coalizione di partiti “responsabili e sobri”, rimettendo in discussione persino diritti acquisiti, come la tutela dei lavoratori e lo stesso concetto di lavoro – ritenuto dalla Fornero non più come un diritto - stanno distruggendo ogni barlume di speranza.

Si tratta di contingenze dolorose che avrebbero dovuto riguardare un po’ tutti gli italiani. E invece, sacrifici per tutti ma non per le caste, prima tra tutte quella dei politici, che sono riuscite a salvare privilegi e retribuzioni stratosferiche.