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De Magistris e l'inutile delibera sull'acqua

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Il sindaco de Magistris, tra una festa e una ballata in piazza, tra un gay pride e un passaggio in televisione, è impegnato nella complicata risoluzione dell'emergenza rifiuti. Ma la sua giunta è intervenuta anche in un altro settore, quello dell'acqua. Sulla scia del risultato referendario, infatti, si è voluto mettere il sigillo al controllo pubblico dell'acqua in ogni parte della gestione ed erogazione del servizio idrico. In occasione del primo consiglio comunale presso la Sala dei Baroni aveva portato a tal proposito delle brocche d'acqua, per ribadire non solo che "l'acqua è pubblica (!)", ma presto ci saranno anche dieci fontanelle d'acqua pubblica frizzante. Perché Napoli è una città che si sa distinguere per questo e altro. 


Più discutibile l'enfasi data alla presentazione della delibera con la quale si ritiene di aver "ripubblicizzato" l'acqua. Peccato però che a Napoli già lo fosse. La giunta Iervolino, in modo particolare, è intervenuta più volte per assicurare una gestione assolutamente pubblica del servizio idrico. In particolare, il 21 ottobre 2010, il segretario provinciale di Rifondazione Comunista (che oggi appoggia de Magistris), Antonio D'Alessandro, affermava tutta la sua soddisfazione per la "delibera sulla pubblicizzazione dell'acqua approvata in quella giornata dalla Giunta Iervolino, primo importantissimo passo verso la definitiva scelta gestionale in mani totalmente pubbliche, allontanando di fatto la privatizzazione". Si era trattato della prima delibera in Italia con cui la giunta istituiva un gruppo di lavoro per la trasformazione dell'Arin in istituto di diritto pubblico.

Il 14 dicembre, con altre due delibere, la giunta Iervolino stabiliva che l'acqua è un bene pubblico, assegnando la gestione all'Arin, società in house del Comune di Napoli, con capitale interamente pubblico. La firma era degli assessori Luigi Scotti, Giulio Riccio, Michele Saggese. La seconda delibera modificava lo statuto dell'Arin per cui, nonostante sia una spa, non potrà perseguire finalità commerciali, aprire alla partecipazione dei privati né cedere quote a terzi.

La scelta generò un po' di malumori nella rete dei movimenti civici capeggiati da padre Alex Zanotelli, più propenso alla creazione di una di un'azienda speciale. Questo era proprio l'orientamento della giunta Iervolino, con la delibera del 20 ottobre ispirata alla legge regionale 2 del 2010. Legge dichiarata, tuttavia, non legittima da un intervento della Corte Costituzionale perché anche per un bene essenziale devono valere le regole del libero mercato.

Il 16 giugno la Giunta de Magistris ha approvato una ulteriore delibera riguardante l'acqua pubblica, con una presentazione in pompa magna avvenuta il giorno successivo. In particolare nella delibera si decide di fare propri e approvare i seguenti principi:
• l'acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
• la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici; 2) di procedere, di concerto con il Forum dei movimenti per l'acqua, alla consultazione delle organizzazioni della “cittadinanza attiva”, al fine di realizzare il necessario processo partecipativo; 3) di procedere all'audizione di esperti nei settori giuridico, economico, aziendale, al fine di acquisire ulteriori conoscenze per l'elaborazione di un modello di gestione coerente con i principi richiamati; 4) di garantire l'attività di consultazione e di condivisione in condizioni di massima trasparenza e partecipazione, anche mediante l'utilizzo del web; 5) di dare mandato agli Uffici competenti di predisporre le necessarie modifiche statutarie da proporre al Consiglio comunale per la trasformazione dell'ARIN S.p.a. in soggetto giuridico di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza,trasparenza e partecipazione.

Praticamente niente di nuovo. Ma a Napoli i fautori di questa iniziativa non risparmiano toni trionfalistici. Per l'assessore Lucarelli (vedi video) "con questa delibera i cittadini potranno finalmente riappropriarsi dei beni di appartenenza collettiva, si ripristina un collegamento forte tra i cittadini, i beni comuni, l'ente locale di riferimento, il Comune di Napoli, e tutte le infrastrutture che sono state realizzate nel tempo sulla base della fiscalità generale. Però non è la proposizione di vecchi modelli, ma la proposizione di modelli nuovi, di quello che si vuole sperimentare a Berlino e che è già partito a Parigi con un successo straordinario; cioè quello di dare la possibilità ai cittadini di riappropriarsi dei beni comuni acquisendo vantaggi tariffari, con la diminuzione delle bollette e il miglioramento dei servizi". Infatti a Bologna, all'indomani del referendum, la società comunale che gestisce il servizio si è affrettata ad aumentare da subito le tariffe del 3,5%. Il guadagno, insomma, è assicurato.

E' evidente che siamo all'inizio di una nuova era, fatta di autopromozione e autoesaltazione mediatica. È la democrazia del ventunesimo secolo.
Paolo Carotenuto
27 giugno 2011


Video sindaco e assessore Lucarelli delibera su acqua pubblica http://www.youtube.com/watch?v=4AGN8gf6fo8

Delibera - http://www.scribd.com/doc/58225128/Delibera-Acqua-de-Magistris

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