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La follia del perbenismo di scena al Mercadante

Lina Sastri protagonista del dramma di Garcia Lorca
La Casa di Bernarda Alba è un carcere e un cimitero insieme. Carcere da quando la protagonista divenuta vedova decide di isolare dal mondo se stessa e le sue cinque figlie in seguito al lutto. Cimitero perchè il sipario calerà sul  suicidio della straziata ultimogenita Adele. Ma un atmosfera di morte e disperazione aleggia su tutta la scena sin dall’inizio. Le figlie di Bernarda sono animali in cattività, anime senza pace; tutte hanno perso ormai contatto col mondo esterno e speranza di vivere una vita degna di questo nome; tutte tranne la ribelle e sognatrice Adele.

 

 

Nell’aria stagnante e sepolcrale della casa non può che annidarsi la tragedia. Lo spettatore percorre questo spazio tra una morte e l’altra consapevole di quel che inevitabilmente si abbatterà sulla famiglia. Assiste a questo climax esasperante fatto di deliri, torbide gelosie,segreti e rabbie improvvise, immobile e inerme  come le segregate protagoniste. Donna Bernarda nella sua antistorica strategia delle repressione crede di avere tutto sotto controllo. Forse invece è solo accecata dalla pazzia che le consente di mentire al mondo e a se stessa. La sua preoccupazione unica è quella di tenersi al riparo dalle maldicenze della gente, di portare a casa la palma di famiglia onorata e rispettabile. Tutto questo è spinto fino alla disumanità, fino all’omicidio. Adele non sa resistere alla forza dirompente della passione; seduce e si innamora di Pepe il Romano, il bello del paese e resta incinta di lui. Il ragazzo ha chiesto però in sposa la piu grande delle sorelle, Angustias,unica delle cinque a possedere una dote cospicua. Passione e calcolo entrano inevitabilmente in conflitto. Il comportamento di Pepe è ambiguo; sulla scena il personaggio non si vede mai. Le sue intenzioni arrivano filtrate attraverso lo schermo dei dialoghi tra le sorelle. In lui sembra prevalere l’opportunismo ma sul finale Angustias rivela alla madre di trovarlo assente e freddo. Forse anche lui è cambiato e pronto a trasgredire  le logiche del mero intersse economico.

La realtà perbenista non consente cambi di rotta; consuma l’amore e lo trasforma in morte. Bernarda fa credere alla figlia di aver ucciso Pepe e quest’ultima, che aveva tentato prima della notizia della morte di spezzare le catene materne " non faccia un passo in più madre, su di me comanda solo Pepe"  si impicca. Un finale da tragedia Greca dove a decretare la morte non è l’ineluttabile Fato ma una morale marcia e ipocrita. Bernarda ancora una volta non è madre ( piangerà per pochi attimi la scomparsa) ma sacerdotessa di macabri e vuote convenzioni. “Vestitela da fanciulla, mia figlia è morta vergine”. L’allestimento del catalano Luis Pasqual ( che può contare su un grande cast, prima fra tutte una granitica Lina Sastri) sottolinea sapientemente i punti chiave restituendoci con degli schermi opachi l’atmosfera asfittica della casa. Il dramma vive in mezzo al teatro , stretto tra due ali di pubblico che si trova cosi catapultato al centro della storia, unico privilegiato occhio su quella casa impenetrabile

di Stefano Vosa

 

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