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Tintoretto alle Scuderie del Quirinale

 

 

Roma omaggia il Cinquecento italiano
Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, (Venezia 1519-1594) restava uno dei pochi maestri  della pittura italiana del Cinquecento a non aver avuto sino ad ora, in Italia, una rassegna monografica significativa, anche per l'obiettiva impossibilità di spostare i grandi teleri veneziani. La mostra, ospitata a Roma dal 24 febbraio al 10 giugno 2012, è curata dal poliedrico Vittorio Sgarbi, con la collaborazione di Giovanni Villa e Melania Mazzucco.

Una quarantina le opere del maestro, ma tutte particolarmente rappresentative. Al primo piano, in ordine cronologico, compaiono alcune delle sue grandi pale; due tele meravigliose appena restaurate e  un modello per l’immenso Paradiso di Palazzo Ducale, lungo 25 metri. Al secondo piano, trionfano una sala per i ritratti, genere in cui l’artista eccelle, e un’altra sala  impiegata per raccontare la Venezia del tempo: con Tiziano, Veronese, Bassano, Sustris, ma anche Parmigianino, El Greco, e il suo maestro Bonifacio Veronese o de’ Pitati. Un autoritratto da giovane apre la mostra e uno da vecchio la chiude.

Tintoretto fu artista di straordinaria immaginazione e di rapidità di esecuzione, dalle  veloci e vibranti pennellate, che combinavano disegno e colore "come un dio". Questo gli valse il riconoscimento di una grande abilità tecnica, che gli costò però il nomignolo di “praticon de man”, quasi a voler indicare che le sue opere non fossero frutto di una meditata progettazione. Invece, sappiamo che prima di tutto osservava la collocazione prevista ed era solito eseguire dei modellini in gesso e terracotta.

Per l’evento, al di là delle enormi e irremovibili tele della Scuola Grande  di San Rocco, sono stati effettuati prestiti da tutti i musei del mondo; eccezion fatta per Brera che ha negato il Ritrovamento del corpo di San Marco.

Per Vittorio Sgarbi, Tintoretto è un artista straordinario un po’ sottovalutato, capace di raccontare con un linguaggio cinematografico le sue immagini incastonandole in scenari tridimensionali. Ruskin aveva visto Tintoretto e poi scritto «La dose di pittura basta per annegarmi, non mi sono mai sentito così schiacciato al suolo di fronte a un intelletto umano; non penso di aver saputo prima cosa significasse la pittura».

Ivana Porcini

 

 

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