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La ferita a una città agonizzante

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Città della Scienza è andata in fumo in una notte. In realtà era già un cumulo di cenere, ignorato dall'indifferenza degli amministratori e dei cittadini napoletani. Le fiamme pare abbiano risvegliato l'orgoglio sopito di intellettuali e gente comune, indignati dinanzi a quello che da alcuni è stato definito un attacco alla città e alla sua cultura. Un festival di retorica e luoghi comuni, quasi a volersi scrollare di dosso i sensi di colpa per aver permesso una lenta ma inesorabile decadenza. Città della Scienza era il simbolo di un riscatto che in realtà non è mai esistito. Cattedrale nel deserto in un territorio martoriato e avvelenato, intorno non aveva altro che il vuoto. In questi anni è servita da serbatoio per alimentare la politica clientelare del regime bassoliniano. Ogni iniziativa realizzata in quel luogo era sottoposta al filtro della politica. La Fondazione Idis altro non era che l'estensione di un potere politico che l'ha foraggiata ed alla quale ha chiesto ritorni sotto le forme più classiche della crescita del consenso e della gestione delle risorse. La struttura risparmiata dalle fiamme, laddove sono ospitati il centro congressuale e l'incubatore di imprese, rappresenta un'ulteriore facciata della commistione di interessi che rappresenta un freno alla vera crescita e sviluppo del territorio. Un raro esempio di incubatore che, anziché ospitare start up e aziende che muovono i primi passi, conta al suo interno società affermate, alcune delle quali già consolidate e pluripremiate a livello nazionale finanche dalla Presidenza della Repubblica, attirate dal costo dei fitti degli uffici contenuti e dai benefici d'immagine derivanti dall'avere la propria sede in un luogo in cui si 'promuove' la scienza.

Oggi vediamo sprecarsi fiumi di parole e di buoni propositi. Un assessore si è affrettato a dire (dalla comoda postazione del suo social network) che "non ce ne andremo da qui". Senza specificare se parlava della bacheca del suo profilo o del cumulo di cenere cui è stato ridotto il museo della scienza. Si piange per i 160 posti a rischio, facendo finta di non sapere che i dipendenti non percepivano lo stipendio da undici mesi!

La gente comune non è da meno. "Città della scienza non morirà e noi saremo lì a vigilare", "la Città della Scienza non è solo un museo, è il fiore all'occhiello della cultura napoletana", "un centro di formazione e di eventi. Un serbatoio di speranze per il Sud intero". "Dobbiamo partecipare, attivamente, alla sua ricostruzione, perché la cultura torni a prosperare, a Napoli e in tutto il Mezzogiorno". Eppure nessuno si era accorto che quella struttura era allo stremo delle forze, priva di risorse e di una prospettiva. Le macerie diventano un'occasione da non perdere per sciacalli e avvoltoi, travestiti da benefattori dell'ultima ora. L'amministratore di una società che ha come slogan "comprare bene, valorizzare e rivendere", si è affrettato ad aprire un gruppo su facebook quando le fiamme ancora avvolgevano i pilastri dei capannoni e si è fiondato a incontrare i responsabili della Fondazione Idis per mettere a disposizione le imprese di un suo network per la ricostruzione. Ovviamente nessuno pensi a un qualche interesse personale, l'unica ragione sarà la voglia di fare qualcosa per il bene della città. I più maliziosi pensano a scene già viste in occasione di grandi tragedie e catastrofi, che rappresentano occasioni per farsi pubblicità o di business. È partita così la gara a mettere il proprio marchio sulla ricostruzione pur di conquistare un minimo di visibilità, dalle società di crowdfunding che ambiscono a fare rivoluzioni ai promotori di inutili flash mob, agli artisti e agli intellettuali della città.

Un delirio collettivo al quale non si è sottratto l'ineffabile sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che vede una Napoli sotto attacco, senza specificare di chi. Il suo sembra quasi un tentativo di attenuare le gravissime responsabilità amministrative e politiche, un modo per identificare un nemico comune da usare come alibi per giustificare il suo fallimento, in grado di occultare i cumuli di rifiuti che ciclicamente riappaiono in città, le strade gruviera che stanno mettendo a dura prova automobilisti e pedoni, fino all'immagine di una città che sprofonda dinanzi a lavori progettati male ed eseguiti in modo ancor più discutibile. Tra un incitamento alla rivoluzione e una apologia dell'anarchia, la politica dei grandi eventi con la quale puntava ad accreditarsi tra gli amministratori più amati e illuminati, ha fatto emergere invece la sua inadeguatezza nell'affrontare il governo del territorio. Non si potrebbe spiegare in altro modo la sua distanza da territori come Scampia, vessati da una feroce guerra di camorra, né tantomeno da Bagnoli, dove la società di scopo che fa capo al Comune di Napoli, Bagnolifutura, continua a segnalarsi per inefficienza e incapacità nel portare a termine i lavori di bonifica e rilancio dell'area. All'indomani del terzo bando fallito per la vendita dei suoli di Bagnoli, un membro del cda nominato dal sindaco, tale avvocato di belle speranze Anna Falcone da Cosenza, riceveva la benedizione arancione per rappresentare il movimento nelle liste elettorali della Lombardia e della Sicilia di Ingroia, mentre sulle strombazzate e annunciate inaugurazioni calava un silenzio tombale. Ecco, è questo il modo in cui si lavora alla rinascita di Bagnoli.

Troppi sono gli interessi che incombono sull'area. Parlare di camorra è la cosa più semplice, non si sbaglia mai. Ma è altrettanto evidente che sono tante le ombre che si addensano attorno a una gestione poco cristallina, giunta ormai al capolinea.
Illuminante la posizione dell'assessore all'urbanistica De Falco, che appena un anno fa in un'intervista rilasciata a Luigi Roano sul quotidiano Il Mattino, affermava: "Il piano urbanistico attuativo di Bagnoli-Coroglio è da rivedere. C`è da riflettere se ci serve davvero il porto e soprattutto se Città della scienza, un abuso edilizio, possa ancora restare li dove è o essere delocalizzata dove prevede il Prg: non sulla linea di costa ma oltre la strada, oltre le mura dell`area ex Italsider". Città della Scienza, tecnicamente un abuso edilizio realizzato su un pezzo di costa per il quale il Prg prevede il ripristino della linea di costa nella sua interezza, è rimasta intatta per dodici anni, senza subire alcun attentato o avvisaglia di nessun genere.

Dovremmo chiederci, piuttosto, chi aveva più interessi a mandare in fumo Città della Scienza, senza lasciare una sola traccia di ciò che è stata. Oggi leggiamo che esiste un piano da 20 milioni di euro, di cui 5 già disponibili, per la ricostruzione.  Perché "Città della Scienza deve essere ricostruita". Giusto, sacrosanto, ma è altrettanto fondamentale chiedersi come e da chi. Non è sufficiente citare tutti i fattori di attrazione culturale e di sviluppo economico rappresentati dagli science center dei principali paesi europei. Napoli il suo lo ha avuto per oltre un decennio e le condizioni maturate in altre città, nella nostra si sono trasformate in fattori di crisi e di mancato sviluppo. Ora rischia di trasformarsi nell'ennesimo progetto che porterà una pioggia di soldi e di buoni propositi. Ma la realtà è sempre ben lungi dall'essere come quella che viene rappresentata. Napoli sarà anche sotto attacco, ma attenzione al fuoco amico.
Paolo Carotenuto

 

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