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Glory Road - Prima Parte

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Trentadue squadre e sedici nazioni: il 17 settembre si alza il sipario sulla 65ª edizione della Champions League, che vivrà l’ultimo atto il 30 maggio 2020 allo Stadio Olimpico Atatürk di Istanbul.

Che lo spettacolo (del campo) abbia inizio! Mentre si continua a discutere, tra tante polemiche, sulla possibile riforma che dovrebbe riguardare la Champions League a partire dal 2024, la magia della competizione più importante d’Europa sta finalmente per ricominciare.

Dopo il quinquennio di dominio spagnolo (quattro successi del Real Madrid e uno del Barcellona tra il 2014 e il 2018), la scorsa stagione ha visto la netta supremazia del calcio inglese, colonizzatore delle finali di Champions (Tottenham-Liverpool) ed Europa League (Chelsea-Arsenal).
Il sorteggio di Montecarlo ha riservato da subito incroci tra favorite, fresche rivincite, grandi classiche e match inediti.

GRUPPO A
L’urna ha messo di fronte due delle principali candidate alla vittoria della competizione: Paris Saint-Germain e Real Madrid.

I parigini, dominatori incontrastati della Ligue 1, sono alla ricerca del tanto desiderato salto di qualità in Europa, dove non sono mai riusciti ad andare oltre lo scoglio dei quarti di finale.
Nonostante la clamorosa eliminazione della scorsa stagione contro il Manchester United e il mancato successo nelle due coppe nazionali (evento che non si verificava dal 2013), il presidente Nasser Al-Khelaïfi ha confermato in panchina Thomas Tuchel, che avrà il difficile compito di tenere unito lo spogliatoio e di rimotivare Neymar, a un passo dal clamoroso ritorno al Barcellona, da lui fortemente voluto nel corso dell’intera estate.

L’allenatore tedesco, sul finire del mercato, ha avuto in regalo due pedine in grado di fare la differenza. In porta, dopo la decisione di non rinnovare il contratto a Gianluigi Buffon, è arrivato Keylor Navas (scambiato con Alphonse Areola), spesso criticato al Real Madrid, ma titolare nelle tre Champions League consecutive conquistate dalle Merengues tra il 2016 e il 2018.
L’attacco, già di per sé stellare per la presenza di Neymar, Kylian Mbappé ed Edinson Cavani, è stato ulteriormente rinforzato con Mauro Icardi, il quale, tuttavia, potrebbe aver bisogno di tempo per riacquisire la forma migliore, avendo giocato pochissimo nell’Inter da febbraio 2019 a oggi per via degli screzi con la società nerazzurra.

Il Real Madrid, in testa all’albo d’oro della competizione con tredici successi (quattro nelle ultime sei edizioni) e già giustiziere del PSG negli ottavi di finale della Champions League 2017/2018, vuole riscattare l’ultima deludente annata, in cui ha conquistato “solo” il Mondiale per club.
Per centrare tale obiettivo, dallo scorso 11 marzo, nove mesi dopo la separazione successiva alla vittoria della terza Champions consecutiva, è ritornato in panchina, tra lo stupore generale, Zinédine Zidane.

Durante l’estate, Florentino Pérez non ha badato a spese per riportare i Blancos ai massimi livelli e, malgrado i mancati arrivi di Paul Pogba e Neymar, sono giunti a Madrid i difensori Ferland Mendy ed Éder Militão (nella rosa del Brasile vincitore della Copa América), costati rispettivamente 48 e 50 milioni, l’attaccante Luka Jović, trascinatore dell’Eintracht Francoforte semifinalista dell’ultima Europa League, e, soprattutto, Eden Hazard, acquistato dal Chelsea per 100 milioni, ma ancora in attesa di esordire con le Merengues a causa di un infortunio patito alla vigilia della prima giornata di Liga.
Senza dimenticare il giovanissimo Rodrygo, talentuosa ala brasiliana del 2001, indicato dalla UEFA come uno dei cinquanta calciatori più promettenti della stagione 2019/2020. Almeno inizialmente, però, verrà aggregato alla rosa del Castilla, la seconda squadra del Real Madrid, militante nella terza serie spagnola.

Difficile che PSG e Real possano essere impensierite da Bruges e Galatasaray, che, con ogni probabilità, si giocheranno il terzo posto, utile per il ripescaggio in Europa League.

I nerazzurri delle Fiandre, superando nei preliminari Dinamo Kiev e LASK Linz, hanno permesso al Belgio di poter avere due squadre (l’altra è il Genk) nella fase a gironi della Champions League quattordici anni dopo l’ultima volta.

I turchi suscitano molta curiosità, essendo presenti in rosa diverse vecchie conoscenze del calcio italiano: Fatih Terim, allenatore prima della Fiorentina e poi del Milan tra il 2000 e il 2001 e leggenda degli Aslanlar (Leoni), che ha guidato in quattro occasioni diverse, vincendo ben diciassette trofei, compresa la Coppa UEFA del 2000 (primo e finora unico successo continentale di una formazione turca); Fernando Muslera, portiere uruguaiano portato in Europa dalla Lazio, in cui ha militato dal 2007 al 2011; Yūto Nagatomo, che ha giocato per sette anni e mezzo con Cesena e Inter; Steven Nzonzi, campione del mondo con la Francia nel 2018 e arrivato in prestito dalla Roma, con cui ha vissuto una stagione decisamente sottotono; Mario Lemina, condizionato da continui infortuni nel biennio 2015-2017 alla Juventus.

Inoltre, proprio nell’ultimo giorno di calciomercato, il Galatasaray ha messo a segno l’acquisto più importante, prelevando a parametro zero dal Monaco Radamel Falcao, presentato davanti a circa 25.000 spettatori sulle note di Eye of the Tiger dei Survivor (“El Tigre” è il soprannome dell’attaccante colombiano).

GRUPPO B
Anche in questo caso il sorteggio ha creato un girone abbastanza delineato, in cui Bayern Monaco e Tottenham dovrebbero accedere alla fase a eliminazione diretta, mentre Olympiakos e Stella Rossa si sfideranno per agguantare il terzo posto e la qualificazione in Europa League.

“Spenderemo come mai prima, porteremo a termine uno dei più importanti programmi della storia del club”. Le parole del presidente bavarese Uli Hoeness all’indomani della prematura eliminazione dalla Champions dello scorso anno hanno avuto effettivo riscontro.

Niko Kovač, che ha mantenuto il posto grazie alla vittoria in volata della Bundesliga, ha visto notevolmente ringiovanire la propria rosa. Salutati Matt Hummels, ritornato ai rivali del Borussia Dortmund, Franck Ribery, passato alla Fiorentina a parametro zero dopo dodici stagioni in Baviera, Arjen Robben, che a 35 anni ha dato l’addio al calcio giocato, e l’incompiuto Renato Sanches, sono arrivati Benjamin Pavard e Lucas Hernández, terzini della Francia campione del mondo, Ivan Perišić, rientrato in Germania dopo il quadriennio in chiaroscuro all’Inter, e Philippe Coutinho, acquistato dal Barcellona in prestito (8,5 milioni) con diritto di riscatto (fissato a 120).
La voglia di rivalsa del brasiliano dopo il difficile anno e mezzo vissuto in Spagna, i gol di Robert Lewandowski e la tenuta fisica di Manuel Neuer (spesso infortunato negli ultimi due anni) saranno i fattori che incideranno maggiormente sul cammino europeo del Bayern.

L’inaspettato ed esaltante cammino della scorsa edizione, concluso con la sconfitta in finale contro il Liverpool, e l’inaugurazione del nuovo stadio hanno permesso al Tottenham di poter finalmente agire sul mercato dopo tre sessioni in cui non si erano registrati movimenti in entrata.

Tanguy Ndombele, affermatosi con il Lione e paragonato dagli addetti ai lavori a Michael Essien e N’Golo Kanté, era uno dei nomi più importanti del calciomercato e gli Spurs hanno speso la bellezza di 62 milioni di euro (più 10 di bonus) per portarlo a Londra, rendendolo l’acquisto più oneroso nella storia del club. Sono arrivati anche Ryan Sessegnon, classe 2000, tra i pochi a salvarsi nel retrocesso Fulham, e Giovani Lo Celso, il cui eventuale riscatto dal Betis Siviglia costerebbe circa 70 milioni.

Anche se appare complesso immaginare il Tottenham a Istanbul il 30 maggio 2020, la squadra di Mauricio Pochettino sembra pronta per tornare a conquistare un trofeo, evento che non avviene dalla stagione 2007/2008, quando gli Spurs, allora allenati da Juande Ramos, vinsero la Coppa di Lega.

Olympiakos e Stella Rossa puntano principalmente sul fattore ambientale (lo stadio Geōrgios Karaiskakīs del Pireo e il mitico Marakana di Belgrado sono tra gli impianti più caldi d’Europa) per creare grattacapi alle due favorite del raggruppamento.

I greci, in difficoltà in patria (non vincono il campionato da due anni dopo averne conquistati diciannove nelle ventuno stagioni precedenti), hanno superato tre turni preliminari per approdare alla fase a gironi e lo scorso anno sono stati capaci di eliminare il Milan in Europa League.

I serbi, alla seconda partecipazione consecutiva alla fase finale della Champions, dodici mesi fa sono riusciti a ottenere quattro punti in un girone durissimo, bloccando il Napoli sul pareggio e battendo il Liverpool poi campione d’Europa.

GRUPPO C
Cammino in discesa per il Manchester City, primo club ad aggiudicarsi tutti i trofei della Football Association in una sola stagione (2018/2019) e in un solo anno solare (2019). I Citizens, però, sono ancora a caccia dell’affermazione in campo europeo, dato che il miglior risultato resta la semifinale raggiunta nel 2016 con Manuel Pellegrini in panchina. Pep Guardiola, assente dall’ultimo atto della manifestazione dal 2011 ed eliminato da due formazioni inglesi nel 2018 (Liverpool) e nel 2019 (Tottenham), non può più fallire.

Per il terzo anno di fila il City affronterà nel girone lo Shakhtar Donetsk, che ha salutato Paulo Fonseca (passato alla Roma) dopo tre doppiette consecutive tra campionato e coppa nazionale. Gli Hirnyky (Minatori), eccezion fatta per il georgiano Davit Khocholava e per l’israeliano Manor Solomon, hanno una rosa formata esclusivamente da calciatori ucraini e brasiliani, ma, come avviene ormai dal 2014, non potranno giocare nel proprio impianto a causa della guerra del Donbass.

La Dinamo Zagabria detiene un record negativo, essendo l’unico club ad aver perso tutte le partite del girone in due occasioni (2011/2012 e 2016/2017). Nell’ultima stagione, tuttavia, i croati, tra le cui fila militano giocatori passati per i campionati italiani e Dani Olmo, protagonista nella Spagna campione d’Europa Under-21, si sono spinti fino agli ottavi di finale di Europa League, mostrando di non essere più una squadra “materasso”.

L’unica esordiente assoluta di questa edizione è l’Atalanta (il Red Bull Salisburgo, infatti, ha già partecipato alla Coppa dei Campioni come Austria Salisburgo). La “Dea”, dopo il sorprendente terzo posto dell’ultima Serie A, parteciperà per la prima volta alla Champions League con la concreta possibilità di potersi qualificare agli ottavi di finale. Grande attesa per la sfida tra Gian Piero Gasperini e Pep Guardiola, ma è probabile che le sfide cruciali saranno quelle con lo Shakhtar, in programma il 1° ottobre a San Siro (stadio di casa per le gare europee degli orobici) e l’11 dicembre a Charkiv.

GRUPPO D
A distanza di poco più di sei mesi, Juventus e Atlético Madrid torneranno a scontrarsi nella massima competizione continentale, in un doppio confronto che dovrebbe sancire la vincente del girone.

I bianconeri hanno chiuso dopo cinque anni il ciclo di Massimiliano Allegri, affidandosi a Maurizio Sarri, il quale, vincendo l’Europa League con il Chelsea, ha in parte cancellato le perplessità che hanno accompagnato le sue campagne europee durante il triennio al Napoli.
Oltre che ai nuovi acquisti (tra i quali spicca Matthijs de Ligt, giustiziere della “Vecchia Signora” con l’Ajax ad aprile), la Juve si affida ancora una volta a Cristiano Ronaldo, miglior marcatore nella storia della Champions con 127 gol, che spera di riportare la coppa “dalle grandi orecchie” a Torino ventiquattro anni dopo l’ultima affermazione e di agguantare Francisco Gento in testa all’albo d’oro della manifestazione a quota sei successi.

L’Atlético di Diego Pablo Simeone, eliminato nella scorsa edizione dai bianconeri, capaci di ribaltare la sconfitta del Wanda Metropolitano con il 3-0 di Torino (tripletta di CR7), è profondamente intervenuto in sede di calciomercato. Il reparto che ha subito i maggiori ritocchi è stato quello difensivo, con gli addii di giocatori cardine dei successi dell’ultimo decennio: Filipe Luís, Diego Godín, Lucas Hernández e Juanfran. Al loro posto sono arrivati Felipe dal Porto, Mario Hermoso dall’Espanyol, Renan Lodi dall’Atlético Paranaense e Kieran Trippier dal Tottenham.

A centrocampo, per ovviare alla cessione di Rodrigo al Manchester City, sono stati acquistati Héctor Herrera, svincolatosi dal Porto, di cui è stato capitano, e Marcos Llorente, cresciuto nelle giovanili del Real Madrid, con cui non ha mai trovato molto spazio in prima squadra.
I fuochi d’artificio sono provenuti dall’attacco, che ha dovuto registrare la dolorosa cessione al Barcellona di Antoine Griezmann (133 reti nelle cinque stagioni con l’Atlético), prontamente sostituito da João Félix, astro nascente del calcio portoghese che, con i 126 milioni pagati al Benfica, è diventato il quarto giocatore più costoso nella storia del calcio, strappando lo scettro di calciatore portoghese più caro di tutti i tempi a Cristiano Ronaldo.

Chi proverà a recitare il ruolo del guastafeste è il Bayer Leverkusen di Peter Bosz, rilanciatosi con i rossoneri dopo l’esonero subito al Borussia Dortmund nel dicembre del 2017. Gli unici due precedenti con la Juve risalgono alla seconda fase a gironi della stagione 2001/2002 e rievocano ricordi agrodolci per i tedeschi, travolti 4-0 a Torino in una gara rinviata due volte per nebbia e giocata infine all’insolito orario delle 15, ma vittoriosi 3-1 nel ritorno a Leverkusen, in un match che sancì l’aritmetica eliminazione della squadra allora allenata da Marcello Lippi.

L’epilogo di quell’annata costò alle Aspirine il soprannome di “Neverkusen”, poiché la formazione del tecnico Klaus Toppmöller, tra il 4 e il 15 maggio 2002, perse la Bundesliga, dilapidando un vantaggio di cinque punti sul Borussia Dortmund a tre giornate dalla fine, e le finali di Coppa di Germania con lo Schalke 04 e di Champions (unica squadra europea ad aver raggiunto l’ultimo atto della massima competizione continentale senza aver mai vinto il campionato nazionale) con il Real Madrid.

Non parte certamente con i favori del pronostico la Lokomotiv Mosca, guidata in panchina dalla leggenda Jurij Sëmin, alla diciottesima stagione complessiva con i russi, con cui ha vinto dodici trofei.
I rossoverdi hanno una rosa di comprovata esperienza, in cui figurano due giocatori transitati anche nel campionato italiano: Benedikt Höwedes, campione del mondo con la Germania nel 2014 ed ex proprio della Juve, con cui ha disputato appena tre partite (con un gol realizzato) nel 2017/2018, e João Mário, arrivato in prestito dall’Inter, dove non è stato minimamente in grado di giustificare i 40 milioni spesi per acquistarlo nell’estate 2016.

Nelle fila dei Ferrovieri spiccano altri nomi noti del panorama calcistico internazionale: Vedran Ćorluka, vice-campione del mondo con la Croazia nel 2018, Grzegorz Krychowiak, grande protagonista con il Siviglia prima della fallimentare esperienza al Paris Saint-Germain, Jefferson Farfán, due volte semifinalista in Champions (con il PSV nel 2005 e con lo Schalke 04 nel 2011), ed Éder, il cui gol nei tempi supplementari della finale di Euro 2016 contro la Francia padrona di casa ha regalato al Portogallo il primo titolo continentale della sua storia.

Stefano Scarinzi

16 settembre 2019






 

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