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Glory Road - Seconda Parte

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Trentadue squadre e sedici nazioni: il 17 settembre si alza il sipario sulla 65ª edizione della Champions League, che vivrà l’ultimo atto il 30 maggio 2020 allo Stadio Olimpico Atatürk di Istanbul.

Che lo spettacolo (del campo) abbia inizio! Mentre si continua a discutere, tra tante polemiche, sulla possibile riforma che dovrebbe riguardare la Champions League a partire dal 2024, la magia della competizione più importante d’Europa sta finalmente per ricominciare.

Dopo il quinquennio di dominio spagnolo (quattro successi del Real Madrid e uno del Barcellona tra il 2014 e il 2018), la scorsa stagione ha visto la netta supremazia del calcio inglese, colonizzatore delle finali di Champions (Tottenham-Liverpool) ed Europa League (Chelsea-Arsenal).
Il sorteggio di Montecarlo ha riservato da subito incroci tra favorite, fresche rivincite, grandi classiche e match inediti.

GRUPPO E
Il Liverpool ha interamente confermato l’organico che il 1° giugno ha conquistato la sesta Champions League della sua storia. I Reds sono partiti fortissimo anche in questa stagione, vincendo la Supercoppa Europea e le prime cinque partite di Premier League, issandosi in vetta alla classifica con cinque punti di vantaggio sul Manchester City, principale rivale degli uomini di Jürgen Klopp.
A corroborare le speranze del Liverpool c’è persino la cabala, dato che l’ultimo atto si giocherà allo stadio Olimpico Atatürk di Istanbul, già sede della storica finale del 2005, quando la formazione allenata da Rafa Benítez fu capace di ribaltare in appena sei minuti il 3-0 incassato nel primo tempo dal Milan, successivamente sconfitto ai calci di rigore grazie alle parate di Jerzy Dudek.

Dopo una lunga serie di sorteggi sfortunati, il Napoli ha la concreta opportunità tornare tra le prime sedici d’Europa per la quarta volta nella sua storia.
Gli azzurri, reduci da tre eliminazioni nella fase a gironi nelle ultime quattro partecipazione alla massima competizione continentale, ritrovano due avversari affrontati nella scorsa stagione europea: il Liverpool, che sconfisse i partenopei nel match decisivo per la qualificazione agli ottavi e diede il via al suo cammino trionfale, e il Salisburgo, superato a fatica negli ottavi di Europa League.

Una delle storie più interessanti della Champions League 2019/2020 è proprio quella del Salisburgo, approdato finalmente alla fase finale della Coppa dei Campioni dopo aver perso, spesso in modo rocambolesco, undici turni preliminari a partire dal 2005, anno in cui la Red Bull ha acquistato la società.
Gli austriaci, tra l’altro, devono ringraziare il Liverpool per aver evitato l’ennesimo play-off, poiché i Reds, vincitori della scorsa edizione, erano già qualificati alla competizione tramite il campionato e hanno liberato un posto nella fase a gironi ai campioni della Fußball-Bundesliga, undicesima federazione nel ranking UEFA.

Sebbene sia nato solo nel 1988 dalla fusione tra il K.F.C. Winterslag e il Waterschei Thor, il Genk, campione del Belgio in carica, può vantare un palmares di tutto rispetto e si appresta a vivere la terza avventura in Champions League, dove finora non è mai riuscito ad accedere alla fase a eliminazione diretta.

GRUPPO F
Nonostante il mancato ritorno del figliol prodigo Neymar e lo zoppicante inizio di campionato, il Barcellona resta una delle principali favorite per la vittoria della manifestazione, che, nelle ultime due edizioni, ha riservato amare delusioni ai blaugrana, eliminati, dopo aver subito clamorose rimonte, dalla Roma e dal Liverpool.
Il confermato Ernesto Valverde ha a disposizione un organico fortissimo, apparentemente privo di punti deboli, rinforzato in difesa da Junior Firpo, campione d’Europa con la Spagna Under-21, a centrocampo da Frenkie de Jong, “cervello” della sorprendente Ajax e nominato miglior centrocampista della Champions League 2018/2019, e in attacco da Antoine Griezmann, a caccia del suo primo successo nel torneo, sfuggitogli all’ultimo atto con l’Atlético Madrid nel 2016, quando sbagliò un calcio di rigore contro i concittadini del Real.

Il Borussia Dortmund, vincitore nel 1997 e finalista perdente nel 2013, si candida a possibile sorpresa della competizione. I gialloneri, rivitalizzati dal tecnico svizzero Lucien Favre nella scorsa stagione, in cui sono stati vicini a porre fine all’egemonia interna del Bayern Monaco, possono contare su un impianto di gioco collaudato, perfetto per esaltare la giovane stellina inglese Jadon Sancho, classe 2000 e fresco di doppietta con la Nazionale maggiore contro il Kosovo nelle qualificazioni a Euro 2020, il veterano Marco Reus, Calciatore tedesco del 2019 e ritornato su livelli altissimi dopo i tanti infortuni patiti, e l’attaccante spagnolo Paco Alcácer, voglioso di dare un dispiacere al Barcellona, dove ha trovato poco spazio tra il 2016 e il 2018.

In quanto a rapporti di forza, l’Inter si appresta ad affrontare un girone molto simile a quello dello scorso anno, quando, oltre al Barcellona stesso, erano presenti il Tottenham e il PSV Eindhoven. Dodici mesi fa i nerazzurri dilapidarono i sei punti di vantaggio accumulati sugli Spurs dopo le prime due giornate e persero l’opportunità di accedere alla fase a eliminazione diretta a causa dello sciagurato pareggio interno contro i già eliminati olandesi nell’ultimo turno.
I match tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre contro il Borussia Dortmund saranno probabilmente quelli decisivi per il passaggio del turno, da ottenere anche per fugare le perplessità che accompagnano Antonio Conte, mai spintosi oltre i quarti di finale (raggiunti nel 2013) nelle tre precedenti avventure europee con la Juventus e il Chelsea.

Apparentemente destinato al ruolo di cenerentola, lo Slavia Praga ritorna nella fase finale della Champions League a dodici anni di distanza dalla prima partecipazione. I cechi provengono da una stagione esaltante, in cui hanno centrato la doppietta nazionale (non avveniva dal 1942) e si sono spinti fino ai quarti di Europa League, spaventando il Chelsea poi vincitore della manifestazione.

GRUPPO G
Il girone più equilibrato della Champions League 2019/2020 vede Zenit San Pietroburgo, Benfica, Olympique Lione e Lipsia appaiate tutte sullo stesso livello, con la concreta ipotesi che saranno gli episodi delle singole partite a determinare le sorti e i piazzamenti finali.

Lo Zenit, ultimo club russo a conquistare dei titoli europei (la Coppa UEFA e la Supercoppa Europea nel 2008) e di nuovo campione in patria dopo quattro anni, ha rinforzato la propria rosa con il brasiliano Malcolm, acquistato dal Barcellona per 40 milioni più 5 di bonus e al centro di un vero e proprio intrigo di mercato nell’estate del 2018, quando decise di trasferirsi in Catalogna anche se il giorno prima il Bordeaux (squadra in cui militava) e la Roma avevano trovato un principio di accordo per il suo passaggio in giallorosso.

Il Benfica, in seguito alla sorprendente eliminazione del Porto nei preliminari, è l’unica rappresentante del calcio portoghese nella massima competizione continentale. Pur avendo perso l’astro nascente João Félix, c’è molta curiosità intorno alle Águias (Aquile) e al giovane allenatore Bruno Lage, assunto a interim nel gennaio 2019, ma capace di meritarsi la riconferma grazie alla straordinaria rimonta (diciotto vittorie e un pareggio in diciannove partite) che ha regalato al club di Lisbona il trentasettesimo titolo della sua storia.

Come ogni anno, il Lione è stato molto attivo sul mercato, cedendo a prezzi da capogiro i calciatori più richiesti (Ferland Mendy, Nabil Fekir e Tanguy Ndombele) e acquistando giovani talenti da valorizzare in attesa di future plusvalenze, tra cui figura il difensore danese Joachim Andersen, lanciato nella Sampdoria da Marco Giampaolo.

Una dei personaggi più attesi della manifestazione è Julian Nagelsmann, trentaduenne allenatore del Lipsia, già in grado di portare il piccolo Hoffenheim alla fase a gironi della Champions League della scorsa stagione.
Il club, nato nel 2009 per volontà della Red Bull, ha scalato rapidamente le leghe calcistiche della Germania, passando nell’arco di pochi anni dalla quinta serie ai vertici della Bundesliga, dove ha esordito nel 2016/2017 classificandosi al secondo posto.
Il gioiello più prezioso della rosa è Timo Werner, attaccante titolare del nuovo corso della Nazionale tedesca di Joachim Löw e trascinatore dei biancorossi, attualmente in testa al campionato. Nell’ultimo giorno di mercato, inoltre, è arrivato in prestito dalla Roma Patrik Schick, che cercherà di rilanciarsi dopo il biennio al di sotto delle aspettative in giallorosso.

GRUPPO H
“Largo ai giovani” è lo slogan che caratterizza il Chelsea di Frank Lampard, 648 presenze, 211 reti e tredici trofei (compresa la Champions League vinta nel 2012) con i Blues tra il 2001 e il 2014. La scelta dell’ex centrocampista è stata dettata anche dalla necessità di dover avviare un progetto che includesse i giocatori provenienti dal vivaio, essendo il mercato in entrata dei londinesi bloccato dalla FIFA per l’intera stagione 2019/2020.

Il nuovo allenatore, alla seconda esperienza in panchina dopo aver sfiorato la promozione in Premier League con il Derby County, ha dato subito spazio a tre talenti provenienti dall’Academy, da anni tra le più attrezzate d’Europa, e ritornati alla base dai rispettivi prestiti: il difensore Fikayo Tomori e il centrocampista Mason Mount (reduce dall’esordio con la Nazionale maggiore inglese e paragonato per caratteristiche proprio a Lampard) sono già stati allenati da Frank nella scorsa stagione, mentre l’attaccante Tammy Abraham, che con la maglia dei Tre Leoni ha totalizzato due presenze nel 2017, è stato il principale protagonista del ritorno dell’Aston Villa nella massima serie con ventisei reti.

La dimostrazione della bontà della pianificazione dei Blues proviene dai numeri delle prime cinque giornate di Premier League, visto che gli undici gol segnati portano le firme di Abraham, a quota sette e capocannoniere in coabitazione con Sergio Aguero, Mount, a segno tre volte, e Tomori, che ha aperto le marcature nel largo 5-2 inflitto al Wolverhampton.

Seppur orfana di tre pedine fondamentali nella scorsa esaltante stagione (Matthijs de Ligt e Frenkie de Jong, ceduti rispettivamente alla Juventus e al Barcellona con un ricavo complessivo di 150 milioni, e Lasse Schöne, andato al Genoa), l’Ajax tenterà di confermarsi tra le migliori squadre d’Europa dopo la semifinale raggiunta a maggio e persa, tra i rimpianti, contro il Tottenham.

I lanceri sono stati indiretti primi attori nelle discussioni riguardanti la possibile riforma della Champions League a partire dal 2024. Infatti, per via della quattordicesima posizione della Federazione olandese nel ranking UEFA, sono stati costretti a dover superare (a fatica) due turni preliminari per poter accedere alla fase a gironi. Una situazione ritenuta inaccettabile da Andrea Agnelli, presidente dell’ECA (European Club Association) e maggiore fautore della trasformazione della massima competizione continentale.

Animi agitati in casa Valencia (finalista perdente nel 2000 e nel 2001), dove l’11 settembre c’è stato l’inatteso e discusso esonero dell’allenatore Marcelino, che a maggio aveva condotto i Blanquinegres al quarto posto al termine di una lunga rimonta e, soprattutto, alla vittoria della Coppa del Re contro il Barcellona (primo trofeo messo in bacheca dopo undici anni di astinenza).
Al suo posto è arrivato Alberto Celades, vice di Julen Lopetegui al Real Madrid un anno fa e alla prima avventura su una panchina di club, avendo guidato finora le selezioni giovanili della Nazionale spagnola (l’Under-16 tra il 2013 e il 2014 e l’Under-21 dal 2014 al 2018).

A sette anni di distanza dall’ultima apparizione, il Lille si riaffaccia nella fase a gironi della Champions League dopo essere stato la grande sorpresa della scorsa Ligue 1, chiusa al secondo posto. Les Dogues (I mastini) hanno cancellato così le difficili stagioni precedenti (nel 2018 avevano addirittura rischiato la retrocessione), togliendosi anche lo sfizio di travolgere 5-1 il PSG.
In estate Nicolas Pépé, vice-capocannoniere del campionato con ventidue gol (l’ultimo calciatore del Lille ad avere segnato venti o più reti in Ligue 1 era stato Eden Hazard nel 2011/2012), è stato ceduto all’Arsenal per 80 milioni, diventando l’acquisto più costoso della storia dei Gunners, oltre che il giocatore africano più pagato di sempre.

Stefano Scarinzi

17 settembre 2019




 

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